Calciopoli, faccia a faccia tra Abete e Palazzi!

Calcio

MILANO – Stefano Palazzi, il pm del calcio, è stato convocato da Giancarlo Abete in Via Allegri. Mezz’ora di faccia a faccia, nell’ufficio del presidente, al quinto piano della Federazione, con l’obiettivo di stabilire una strategia di fronte all’ondata di nuove intercettazioni fatte trapelare dagli avvocati di Luciano Moggi e che coinvolgono Inter e Milan. La Figc monitorizza la situazione; l’ufficio di Palazzi, capo della Procura, sta raccogliendo tutto il materiale divulgato attraverso giornali, agenzie e siti internet legati alla Juventus. Ma sino a martedì prossimo, giorno della prossima udienza al processo penale di Napoli, niente accadrà. Palazzi aspetta che la difesa dell’ex d.g. della Juve chieda ai giudici di far entrare nel procedimento le nuove intercettazioni. Semplice la difesa di Lucianone: tutti colpevoli, nessun colpevole. L’apertura di un procedimento sarà scontata, anzi di più: inevitabile. E succederà anche se Teresa Casoria, il presidente del collegio giudicante, dovesse negare l’acquisizione del nuovo materiale. Palazzi, in quel preciso momento, comincerà ad indagare. L’idea è quella di procedere con la massima cautela, ma senza trascurare niente. Abete è stato chiaro con il suo super poliziotto: serve chiarezza e massima trasparenza. La Federcalcio, parte civile nel processo di Napoli in cui è rappresentata dall’avvocato Tito Milella, non vuole commettere errori in una vicenda complessa come Calciopoli e non si opporrà all’acquisizione di eventuali nuovi documenti.
Abete ha le idee chiare, ma preferisce non commentare. E con lui Nicchi, il presidente della Can: le nuove intercettazioni chiamano in causa anche il designatore Collina. Tutto è nelle mani di Palazzi. Il capo degli 007 federali dovrà affrontare subito il capitolo relativo ai tempi delle nuove intercettazioni che, per ammissione degli avvocati di Moggi, arrivano sino al giugno 2005. Questo significa che, secondo la giustizia sportiva, sarebbero già cadute in prescrizione. Il nuovo statuto federale, varato nel gennaio 2007, fissa in otto anni i tempi della prescrizione. Ma i presunti nuovi atti di Calciopoli sarebbero regolati dal vecchio statuto e quindi fuori tempo massimo. I difensori di Moggi sono però convinti che, vista la particolare natura della questione, ci sia ancora margine di manovra per indagare. Molto dipenderà dal contenuto del dossier (circa 600 chiamate) che il clan del principe degli imputati conta di presentare martedì in aula.I legali di Moggi mirano a un nuovo processo sportivo, i tifosi juventini sognano la revoca dello scudetto 2005/06, assegnato all’Inter dal commissario straordinario Guido Rossi. Su quest’ultimo, scottante, argomento è intervenuto anche Cesare Ruperto, presidente emerito della Corte Costituzionale che, da capo della commissione di Appello Federale della Federcalcio, emise la prima durissima sentenza di Calciopoli. Una frase, quella di Ruperto, tutta un programma: «Andatevi a rileggere la mia sentenza». Che recita: non assegnazione del titolo. Guido Rossi invece, dopo aver ascoltato il parere di tre saggi (Aigner, Coccia e Pardolesi) lo consegnò all’Inter.

Fonte: Corriere della Sera

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