Tutti pazzi per il fenomeno Messi!

Calcio

BARCELLONA (Spagna) – Gli aggettivi sono finiti, aveva avvisato tempo fa Pep Guardiola. Ma ieri sera, dopo il quarto gol contro l’Arsenal sono spariti anche i sostantivi per definire il giocatore più forte del mondo che, a 22 anni, non smette di infrangere record ogni volta che gioca. Dopo aver infilato 18 doppiette e cinque triplette con la maglia azulgrana, ieri sera Leo Messi ha infatti deciso che era il momento di entrare definitivamente nella storia, ed ha segnato quattro gol in una sola partita di Champions, impresa mai riuscita a giocatori del Barcellona. A calare il poker sul tavolo della Champions League finora erano stati solo cinque calciatori: Marco Van Basten nel 1992, Simone Inzaghi nel 2000, Dado Prso nel 2003, Ruud van Nistelrooy nel 2004 ed Andriy Shevchenko nel 2005. Fedele a se stesso Messi ha comunque voluto essere il primo al mondo a segnarli nelle partite a eliminazione diretta ed essendo il più giovane, a soli 22 anni. Con la partita di ieri la ‘Pulcè, 1.69 di pura grandezza, si è anche ripreso il titolo di capocannoniere della Champions che deteneva Cristiano Ronaldo, a 7 gol, e ha lasciato Wayne Rooney a 3 gol di distanza. Nel giro di 20 minuti ha raggiunto il portoghese e, con la quarta rete di ieri, l’ha superato, salendo a quota 8. La storica partita contro l’Arsenal, per ricordare la quale Messi si è portato via il pallone con il quale ha segnato i quattro gol (facendolo poi autografare da tutti i compagni) lo ha fatto diventare anche il massimo cannoniere del Barca in coppa Europa, raggiungendo l’ex blaugrana Rivaldo a 25 gol. Quest’anno l’argentino ha già segnato la bellezza di 39 gol, la maggior parte nella Liga. Il quarto gol di ieri l’argentino lo è andato a festeggiare con il compagno Manuel Pinto, che aveva scommesso con lui che non avrebbe segnato tanti gol come nell’intera scorsa stagione (38). Invece Messi si è già superato, e con il 4-1 di ieri Messi ha vinto la scommessa. A soli 22 anni, il piccolo argentino, arrivato in Catalogna a 13, è entrato definitivamente nella storia e nei cuori. Chi, se non lui, poteva riconciliare la Spagna e strappare un editoriale di elogio al giornale ‘nemicò Marca? «Extraterrestre, genio, Messia. È lo stesso, con partite come quelle di ieri gli aggettivi non sono sufficienti», scrive oggi il quotidiano. «Non importa che colori difende, gli amanti del calcio devono approfittare del momento e godersi uno dei migliori giocatori della storia». Un altro record in tutta regola. E a proposito di imbattibilità: Messi è già il giocatore più pagato del mondo. Il numero uno di una lista che capeggia con 33 milioni di euro incassati all’anno, secondo France Football. Dietro di lui sono rimasti David Beckham (30,4 milioni) e Cristiano Ronaldo, a 30. Il Barca lo paga 10 milioni all’anno, come Kakà e meno di Ronaldo al Real, ma l’argentino sopperisce con i premi per i trofei vinti (4 milioni per i sei titoli dell’anno scorso) e con le pubblicità, che gli hanno garantito l’anno scorso altri 10 milioni di euro. Il suo segreto? Forse lo ha rivelato ieri Guardiola: «la cosa bella – ha detto il tecnico del Barcellona – è che domani Messi si alzerà e cercherà l’affetto della sua gente e dei compagni». Xavi lo ha ricambiato in anticipo ieri: «Un giocatore come Messi arriva solo ogni 25 o 30 anni», ha detto. Solo Messi infatti sembra capace di entrare nella storia e rimanere una persona qualunque. Ieri, a fine partita si è portato via il pallone. «Quello della Champions non l’avevo ancora», ha detto, felice come un bambino con un nuovo gioco. Le prossime sfide del campione? Innanzi tutto consolidarsi ancora di più nel suo Bar‡a, dove arrivò nel 2000 e fu curato da una malattia della crescita che gli impediva di svilupparsi normalmente. Per ora Messi è il 10mo ‘goleador’ della storia del club, con 119 gol, ma ancora lontano dai mitici 357 di Paulino Alcantara, segnati tra il 1912 ed il 1927. Ma c’è tempo: per l’allenatore dell’Arsenal Arsene Wenger Messi «ha davanti a sè ancora sei o sette anni ai massimi livelli, e può segnare un’epoca». Ma per consacrarsi definitivamente fenomeno calcistico del nuovo secolo gli manca di vincere un Mondiale: può colmare il vuoto quest’anno in Sudafrica, l’Argentina ci spera, così avrà davvero trovato il nuovo Maradona.

fonte: ansa.it

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