Editoriale Sportmediaset: il vittimismo della Roma e di Rosella Sensi

Calcio

ROMA – La Signora Sensi ha tutte le attenuanti di questo mondo. La delusione per il sogno (forse) infranto e lo stress emotivo del dopo partita l’hanno portata a giudicare inadeguato l’arbitro Damato attribuendo, di fatto, a lui la perdita della partita e (forse) dello scudetto. Damato poteva concedere il rigore per la spinta di Gastaldello su Perrotta mentre sul mani di Zauri sul cross di Vucinic ha visto ed optato per l’involontarietà. Su episodi del genere c’è una casistica sconfinata: il 50% degli arbitri concede il rigore, l’altro 50% no. La difformità di giudizio, su questo tipo di azioni, è inevitabile.

Dunque l’errore incontestabile è uno, grave, ma altrettanto grave è  quello del guardalinee Romagnoli che ferma Cassano per un fuorigioco clamorosamente inesistente. Eravamo sullo 0-0 e l’attaccante era solo davanti al portiere. A bocce ferme l’inadeguatezza dell’arbitro non pare più così evidente ma già nel dopo partita De Rossi, molto onestamente, l’aveva fatto notare dicendo che quest’anno la Roma non poteva lamentarsi degli arbitri.

La Roma sta facendo un campionato straordinario e merita lo scudetto tanto quanto l’Inter. Non vorrei che il vittimismo macchiasse quella che rimane comunque un’impresa. Troppo facile sparare sull’arbitro. Forse, nella partita con la Sampdoria, si sono rivelati inadeguati certi giocatori che non hanno chiuso la partita e altri che l’hanno riaperta concedendo 2 gol ad un’ottima Sampdoria. Roma è una piazza meravigliosa e passionale ma il giorno dopo, le radio della Capitale hanno identificato in Damato, definito tifoso interista e amico di Cassano, il grande  responsabile della sconfitta giallorosa. Si è aperta la solita caccia alle streghe. Peccato. Tutto troppo semplicistico. Capisco la delusione, anche la rabbia, ma la Roma, contro la Samp, non ha perso per colpa dell’arbitro.

Adesso Mourinho, il re dei vittimisti, è in buona compagnia. Ma come, non esisteva un complotto per non far vincere lo scudetto all’Inter e dirottarlo verso il Milan prima e la Roma poi?  Il grandissimo tecnico portoghese (non è ironia, trovo Mourinho davvero straordinario) ha meriti infiniti nelle imprese della sua squadra ma dovrebbe essere più sereno nel giudizio.

Un conto è compattare l’ambiente con dichiarazioni forti; un altro insistere all’infinito con il ritornello della squadra sola contro tutto e tutti. Il portoghese non parla più con la stampa da tempo (facendo un torto ai suoi tifosi che vorrebbero sentire le sue parole, non certo ai giornalisti) persistendo nell’atteggiamento della vittima designata. Ma se tutti sono vittime forse nessuno è vittima. Forse gli errori sono solo errori e non complotti. Vogliamo provare a guardarla da questo punto di vista?

Fonte: Sportmediaset

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