Champions: l’editoriale di Sacchi

Calcio

MILANO – Il campionato più imprevedibile che si ricordi rilancia l’Inter capolista dopo l’harakiri della Roma contro l’organizzata Sampdoria. Però ora si deve lasciare il passo alla partita dell’anno. L’Inter e il Barcellona giocano domani il secondo tempo di un match che, nel primo, ha visto primeggiare con merito i nerazzurri. É la partita che può permettere all’Inter di entrare nell’olimpo del calcio mondiale. In verità, le sei vittorie consecutive in Europa hanno già dimostrato un grande miglioramento della squadra di Moratti. Questa crescita ha una ragione precisa che coinvolge una società più avveduta ed illuminata. Un allenatore straordinario per carisma, intelligenza e competenza. E una squadra più portata a giocare insieme. In Spagna si dice che per primeggiare in Europa il collettivo ottiene di più che le individualità. La motivazione straordinaria e un gioco importante aumentano le qualità individuali e le possibilità di successo. La cessione di Ibrahimovic, il più grande solista del mondo, ne è la conferma. Era il migliore ed era anche il limite. Mou aveva capito che doveva trasformare una squadra composta da grandi solisti in talenti che sapessero unirsi e muoversi congiuntamente. Il grande lavoro di José, l’acquisto di Milito, Sneijder e Eto’o hanno facilitato la trasformazione. Ora i nerazzurri sono un gruppo che collabora, che sa come posizionarsi e conosce molto del calcio totale. Come dimostrano le partite contro Chelsea e Barcellona. La fase difensiva non è più passiva, si cerca il pressing a volte difensivo (nella propria metà campo), a volte offensivo (a metà campo) o addirittura ultraoffensivo (vicino all’area avversaria). Tutti partecipano, tutti collaborano e, quasi sempre, ci sono undici giocatori in posizione attiva con o senza la palla. La squadra sfilacciata, slegata e in balìa dell’avversario, che ricordava il boxeur che si copre il volto e spera che il rivale picchi piano, sembra scomparsa. Mourinho ci ha messo del suo puntando su formazioni d’attacco composte da quattro punte e guidate dai formidabili Sneijder e Milito. Tutto questo ha accresciuto l’autostima e la convinzione di tutti. La personalità e le conoscenze sono aumentate e il gioco è migliorato, specie nelle ripartenze e nella difesa collettiva (pressing, raddoppi, zona, interscambi) il possesso palla, la fluidità e l’armonia non sono ancora pari ai migliori momenti di Barça o Manchester United, ma i progressi sono evidenti. Il miglior antidoto per combattere gli uomini di Guardiola sarà ripetere l’incontro di Milano. Guai ad assumere un atteggiamento passivo. I nerazzurri dovranno sempre essere attivi: aggredendo e ripartendo. E nei momenti difficili devono attuare un buon possesso palla. La migliore difesa è il pericolo del contrattacco. José, da grande personaggio, non deve cadere nella tentazione italiana di imbottire le squadre di difensori e centrocampisti difensivi isolando l’attacco. Gli spagnoli se aggrediti perdono coraggio, idee ed autostima. In bocca al lupo.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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