L’editoriale di Garlando: basta lamentele!

Calcio

ROMA – Ieri attraverso l’Urbe, oltre al Tevere, serpeggiava un sospetto inquietante: la Roma potrebbe aver perso lo scudetto per colpa di un arbitro interista, nato troppo vicino a Cassano. Dagli archivi è riemerso un polveroso ritratto del barlettano Antonio Damato che otto anni fa, all’esordio in C1, veniva presentato come estimatore dei nerazzurri e di Fant Antonio. L’ «inadeguatezza» dell’arbitro di Roma-Samp, denunciata da Rosella Sensi, diventava così sospetta. Meglio recuperare le parole oneste di Daniele De Rossi: «L’arbitro? Non cerchiamo alibi esterni, che hanno inciso in parte minima. Non c’è un motivo per il passo falso, abbiamo fatto una lunga e snervante rincorsa e stasera ci ha detto male». Se una squadra più attrezzata e più ricca ne rimonta un’altra a costo zero, sfiancata da una rincorsa storica, forse c’è una logica. Testimone non banale De Rossi. Dopo un amaro 3-3 a San Siro, tuonò: «Qui è sempre così. Non ci lasciano vincere lo scudetto». Stavolta non spara. Fa bene. Nessuno ha impedito alla Roma di mettere in fila 24 risultati utili e di rimontare 14 punti alla poderosa Inter; nessuno le avrebbe impedito di vincere domenica, se non avesse sprecato tanto. Il sorpasso all’Inter avvenne dopo il mezzo passo falso di Firenze, arrivato invece del temuto biscotto. Mourinho, che sventolava manette e complotti, ha risorpassato un avversario che lamenta rigori non dati. Zamparini borbottava: «La Champions? Se ci fanno andare…» Dopo aver battuto per la seconda volta il Milan, ha scoperto di poterci andare liberamente: «Se vinciamo a Siena, in Champions al 70%». Molti sospettavano che la nobile Juve avrebbe goduto di un traino di favore, invece è quasi fuori dalla Champions. Ognuno ha potuto giocarsi le sue possibilità. L’affascinante imprevedibilità del campionato è figlia della sua libertà. Chi vive di calcio dovrebbe godersela e difenderla, con senso di responsabilità, invece di minarla al primo gol balordo. Seminare dubbi, a volte, è seminare violenza. In questi giorni si discute in tribunale di un tempo non lontano in cui certi arbitri tifavano per certi dirigenti e non per la loro squadra da bambini. Stavamo peggio.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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