Editoriale Sportmediaset: i detrattori di Mourinho

Calcio

MILANO – Per una volta non ce l’abbiamo con nessuno. Anzi, sì, con chi ha sperato che Mourinho naufragasse, che l’Inter fosse eliminata per poter demonizzare il suo allenatore. Mou non lascia indifferenti: o lo si ama o lo si detesta. Certo, spesso lui ci mette del suo, esagera , provoca, fa la vittima. Tutto questo fa parte del personaggio che si è costruito così bene da essere diventato esattamente quello che appare. I suoi atteggiamenti sono diventati sostanza, ho la sensazione che Mourinho reciti sempre meno. E’ così, è diventato quello che voleva apparire.

Ma qui non è in discussione il Mourinho pubblico, i suoi gesti, le sue affermazioni, i suoi silenzi. Molti suoi critici ritenevano che come allenatore fosse poco più che un bluff. Si diceva che, con tutti i soldi spesi da Moratti e con i giocatori che aveva a disposizione, chiunque avrebbe ottenuto come minimo i risultati del portoghese. Con gli scongiuri che i tifosi interisti sono autorizzati a fare (adesso si tratta di concretizzare il lavoro fatto nelle 3 manifestazioni in cui l’Inter, come minimo, è seconda), i risultati di Mourinho mi sembrano straordinari. Ha trasformato un gruppo forte in una squadra di livello mondiale, finalmente senza più complessi, ha ottenuto dai suoi giocatori il cuore e l’anima, ha cambiato moduli a seconda delle necessità, ha rivoluzionato la squadra durante le partite, ha trasformato un ambiente potenzialmente esplosivo (sia in campo che in società) in un’armata perfettamente allineata ai suoi voleri.

Mourinho è un perfezionista maniacale, il concetto di tempo e di lavoro per lui sono molto relativi. Credo che lavori per quasi tutto il tempo che ha a disposizione in una giornata. Prepara le cose nei minimi particolari, non solo le partite, come è ovvio, ma tutto quello che serve per arrivare preparati alla competizione. Mourinho ha il merito di aver chiarito le gerarchie; vi ricordate quando l’Inter era un gruppo di enormi potenzialità inespresse perché parlavano in troppi, perché era diviso in fazioni, perché lo stesso Moratti era considerato troppo buono con certi giocatori suoi pupilli? Adesso, con Mourinho, tutto questo non c’è più. Ha preso il comando, si fa come vuole lui, e la nave va.

Senza giocatori forti nessun allenatore al mondo può ottenere risultati considerevoli. Ma al mondo sono pochi gli allenatori che, dai giocatori forti che hanno a disposizione, riescono ad ottenere quello che ottiene lui. Dopo la notte di Barcellona, con una squadra ridotta in 10 per quasi tutta la partita, e con la qualificazione alla finale ottenuta contro ogni pronostico, c’è solo una cosa da fare: giù il cappello.

fonte: sportmediaset.it

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