Calciopoli, Ziliani attacca Moggi: il memoriale di Facchetti e la testimonianza di Nucini!

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ROMA – Domanda da un milione di dollari: nel “memoriale di Facchetti” che il figlio di Giacinto, Gianfelice, ha consegnato al tribunale di Napoli e che i pm Narducci e Capuano giudicano di primaria importanza, quali scottanti rivelazioni si nascondono? Se è vero che il dirigente interista iniziò a lavorare al memoriale dopo vari incontri avuti con un ex arbitro di serie A, Danilo Nucini, che rivelò a Facchetti retroscena a dir poco inquietanti a proposito della Cupola di Moggi, cosa si sa di queste verità che Nucini – così si dice – non ebbe il coraggio di riferire ai giudici? Il tempo annebbia i ricordi e a volte, purtroppo, li cancella. Ma per fortuna non cancella le cose scritte: “scripta manent”, appunto. Così, un po’ per curiosità, un po’ per dovere d’informazione siamo andati a ripescare l’articolo che scrivemmo quattro anni fa, in data 11 maggio 2006, in piena bufera-Calciopoli: un articolo, per la cronaca, che non ricevette una sola richiesta di smentita e nemmeno di rettifica. Dove si parla di Facchetti e di Nucini, di Moggi e di De Santis, di Pairetto e di Fabiani, di affiliazioni carbonare e di schede telefoniche segrete. Come si dice in questi casi: buon divertimento!

“Per chi si fosse perso le ultimissime: contrordine! Massimo De Santis, l’arbitro di Roma che il nostro Apparato aveva scelto per rappresentare l’Italia ai Mondiali, l’erede designato di Pierluigi Collina (sic), può già disfare le valigie perché per la Germania non partirà nemmeno. Anzi: il fiore all’occhiello dei designatori Pairetto & Bergamo ieri e Mattei oggi non solo non arbitrerà nessuna partita del Mondiale, ma probabilmente non arbitrerà più una partita in vita sua: al massimo, potrà dirigere la sfida scapoli-ammogliati del condominio, sempre che le due squadre lo vogliano. Benchè la notizia non sia nè ufficiale nè ufficiosa, noi ve la diamo lo stesso (e accettiamo scommesse): la carriera di De Santis è finita. È finita perché la Procura di Napoli ha scoperto cose, sul suo conto, che definire ributtanti è dire poco. Se volete farvene un’idea leggete oggi, su Repubblica, l’articolo a pagina 60 a firma Luca Fazzo. In soldoni (è il caso di dirlo): assieme a Mariano Fabiani – fedelissimo di Moggi, ex direttore sportivo del Messina, ex direttore sportivo del Genoa -, di cui De Santis è amico dai tempi in cui, assieme, facevano gli agenti di custodia, l’arbitro romano avrebbe svolto il compito non solo di portare a termine gli arbitraggi che tutti ricordiamo (vi dice niente Chievo-Inter 2-2, stagione 2001-02?), ma anche – tenetevi forte! – avrebbe avuto l’incarico di reclutare giovani arbitri desiderosi di ‘fare carriera ‘.

Sembra fantascienza, è vero, e vi chiediamo scusa. Invece è proprio quel che è successo in questi ultimi, vergognosi anni del nostro calcio malato: verità spiattellata – e messa su dischetto – da un ex arbitro di serie A, Danilo Nucini, che in un colloquio avuto con Facchetti – e registrato a sua insaputa – racconta come e quando fu avvicinato da De Santis e Fabiani, istruito sui vantaggi che la sua carriera avrebbe avuto grazie al nuovo rapporto col clan-Moggi, scortato al segretissimo incontro d’iniziazione nel tal albergo, rifornito addirittura di una scheda telefonica Gsm da utilizzare solo ed esclusivamente per i contatti da tenere con la Pia Organizzazione. Come si capirà, anche questo Nucini – protagonista del feuilleton – tutto dev’essere tranne che un santo. E comunque è istruttivo arrivare alla fine della storia: con Nucini che un giorno – è il 14 gennaio del 2001 – si distrae e fischia un rigore contro la Juventus (mani di Iuliano a 9 minuti dalla fine) mentre i bianconeri stanno battendo 1-0 il Bologna. Cruz, allora al Bologna, sbaglia il rigore, la Juve vince ma su Nucini si rovescia lo stesso l’ira funesta di Pairetto che squalifica lo sprovveduto arbitro per 4 domeniche e poi, perché capisca bene, lo manda ad arbitrare solo partite di serie B.

“Devi chiedergli scusa”, dice qualche anima buona a Nucini: che un giorno, vergognandosi, va dal designatore preferito da Moggi e si cosparge il capo di cenere. Il Cardinal Pairetto, magnanimo, gli dà un’altra chance e lo manda ad arbitrare Inter-Udinese. “Inter all’arrembaggio – racconta Nucini a Marco Mensurati di Repubblica -, io cerco di lasciare giocare ma a un certo punto Di Biagio fa un’entrata pericolosa e devo fischiare per forza. Lui si arrabbia, fa per togliersi la maglia, io gli dico: Gigi, guarda che se te la togli ti devo ammonire, e lui lascia stare. Negli spogliatoi arriva il commissario e mi fa una scenata perché non ho ammonito Di Biagio: dice che in tribuna c’era Pairetto che era del suo stesso avviso”. Ancora Nucini: “Come funzionava? Funzionava che bisognava essere amici. E amici degli amici. E che se non eri amico degli amici, eri un nemico (…) Tutto è impostato sulle decisioni di questi signori che gestiscono i rapporti in quel modo lì. Loro vogliono essere i papi e i re e devi cercare di accontentarli in campo e fuori. Il sistema è questo: o lo accetti, o ti stritola”.

Per fortuna il sistema ha tirato troppo la corda: e adesso sta stritolando quelli che prima stritolavano gli altri. Così, cominciano ad arrivare anche le belle notizie: come De Santis che non arbitrerà più ai mondiali. Anzi: che non arbitrerà più. Dite poco?”.

Ecco. Questo è quel che noi scrivevamo a proposito di Moggi, De Santis, Fabiani e dei riti d’iniziazione per arbitri compiacenti in auge alla “Cupola” moggiana. Come detto, in questi quattro anni, o se preferite 1450 giorni trascorsi dalla pubblicazione dell’articolo, non abbiamo ricevuto querele, né richieste di smentita – o di rettifica – così come non ci risulta ne abbiano ricevute nemmeno Luca Fazzo e “La Repubblica”. Dunque, non è una novità ma vale la pena ripeterlo: la “Cupola” di Moggi e Giraudo, Bergamo, Pairetto e De Santis, col concorso del dirigente Fabiani, del Messina, reclutava arbitri amici per poter fare, in campionato, i suoi porci comodi. A dirlo non siamo noi, ma sono i giudici di Napoli che hanno chiuso la loro inchiesta mettendo nero su bianco l’accusa di “associazione a delinquere”. Per i giudici di Napoli, risultano provati “molteplici contatti telefonici rilevati su numerose e riservatissime utenze (in particolare su utenze mobili di gestori svizzeri) fornite dallo stesso Moggi (che acquistava abitualmente schede telefoniche rigorosamente anonime) ai designatori Bergamo e Pairetto, al direttore sportivo del Messina Fabiani, a Romeo Paparesta, agli arbitri Racalbuto, Cassarà, Dattilo, Bertini, Gabriele, De Santis, Pieri e all’assistente Ambrosino”.

La compagnia dei buontemponi.

Fonte: paoloziliani.it

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