Roma, Totti: “L’ho colpito perchè mi ha provocato”

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ROMA – Le cartoline di Coppa hanno l’aria sgualcita. La più brutta è quella che riguarda il miglior giocatore italiano, Francesco Totti (le classifiche ovviamente sono opinabili) che prima dà un calcione da dietro al ginocchio destro di Mario Balotelli e poi, quando è a terra, aggiunge anche un calcetto alla testa. L’imbarazzante fallo del capitano della Roma è stato il sigillo di un match terminato con poca gloria per parecchi giocatori. Un calcio alla sua immagine, innanzitutto, con una rabbia che la televisione evidenzia fino in fondo. Fallo di frustrazione, si dice. Ma Totti è un’icona del calcio planetario. Per questo l’istantanea che ci lascia fa male al cuore, anche perché gli esperti preannunciano una squalifica non inferiore ai 2-3 turni. Insulti e vendetta .Dopo le scuse e un tentativo di chiarimento nello spogliatoio interista (co-meraccontato da Javier Zanetti), l’autodifesa del numero dieci in realtà è assai poco conciliante. «In una partita e in momenti così importanti della stagione può capitare di essere nervosi. Sul campo, poi, non sempre si riescono a ignorare offese pesanti, dirette a infangare una città e un intero popolo. Soprattutto quando questi continui insulti provengono sempre dalla stessa persona, che fa della provocazione sistematica il suo biglietto da visita». Chi? Mario Balotelli, ovviamente. «L’ho colpito perché mi aveva insultato due volte e poi per quello che aveva fatto l’anno scorso a San Siro. Non l’ho dimenticato » . Qualcuno forse sì. Riavvolgiamo allora il nastro. Nel 3-3 di Milano, Balotelli si procurò un contestatissimo rigore sotto la curva dove erano collocati i romanisti e— dopo essere stato insultato — segnò il rigore e fece la linguaccia agli ultrà rivali. Addio al Mondiale? Impressioni? Spiegazione fragile. C’è anche dell’altro dietro, ad esempio l’atroce delusione per l’esclusione a sorpresa che Ranieri gli riserva in avvio per scelta tecnica, con Marcello Lippi, in tribuna, che sgranava gli ultimi dubbi legati alle convocazioni mondiali. Totti era nervoso. Non a caso a un certo punto, dopo un fallo a metà campo, si è lamentato con l’arbitro e gli dice: «Tanto è sempre uguale…», alludendo ai presunti torti che la Roma giallorossa annota da anni. Poi sui titoli di coda il fattaccio. Nel calcio di Francesco c’è tutta la ferocia dell’escluso, del protagonista mancato. Forse questo fallo, tra l’altro, è anche l’addio al Mondiale consumato proprio in mondovisione. Applausi sciagurati «Totti ha fatto un fallo di frustrazione che non doveva fare. Prima ho scelto Toni perché Francesco per ora non ce la fa a giocare ogni tre giorni», sibila Claudio Ranieri a fine gara, mentre nelle orecchie di tutti rimbombano ancora gli applausi sciagurati che una parte dell’Olimpico riserva a un gesto non degno della classe e della storia di Francesco. Chi conosce l’universo Roma, comunque, si augura che il doppio gesto chiave del match del capitano — esclusione ed espulsione— non comprometta il rapporto tra Ranieri e Totti. A perderci, per la logica degli eventi, sarebbe come sempre l’allenatore. Un allenatore che, detto chiaramente, la Nazionale accoglierebbe a braccia aperte per il dopo Marcello Lippi. Ma questo è un film ancora non in cantiere. Che di sicuro vincerebbe l’oscar per la malinconia.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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