Champions League: 10 indizi pro-Inter

Calcio

MILANO – Dedicato a chi crede alle coincidenze, o meglio ancora ai segnali del destino. Mai così tanti come stavolta per sperare, a distanza di 28 anni, in un altro successo a Madrid di una squadra che incomincia per I. I come Inter, I come Italia. E vi spieghiamo perché in 10 capitoli. Senza cercare accostamenti tecnici tra due realtà di epoche diverse, perché questo è soltanto un viaggio nel tempo con un cestino pieno di curiosità parallele.

1 Esordio identico. L’Italia di Bearzot fa il suo esordio al Mondiale, a Vigo il 14-6-1982, con uno 0-0 contro la Polonia. L’Inter di Mourinho debutta in Champions League, a Milano il 16-9-2009, con uno 0-0 contro il Barcellona.

2 Secondo posto. Gli azzurri pareggiano le prime 3 partite contro Polonia, Perù e Camerun, qualificandosi con un criticatissimo secondo posto. I nerazzurri incominciano con 3 pareggi contro Barcellona, Rubin Kazan e Dinamo Kiev, promossi senza elogi come secondi dietro i campioni in carica.

3 Silenzio stampa. Dopo la prima fase, gli italiani di Bearzot inaugurano il silenzio-stampa, con le eccezioni del c.t. e del capitano Zoff. Alla vigilia della prima gara a eliminazione diretta, sulla scia delle polemiche per Inter-Sampdoria, gli stranieri di Mourinho decidono di non parlare più, con le eccezioni del tecnico e di un giocatore prima delle sfide di Champions.

4 Argentina-Chelsea. Con le bocche cucite Tardelli e Cabrini segnano i gol del 2-1 contro l’Argentina, la vittoria della svolta psicologica. Con le bocche cucite Milito e Cambiasso firmano il 2-1 contro il Chelsea, primo grande successo europeo della stagione che scaccia il ricordo delle ultime eliminazioni contro il Liverpool e il Manchester United.

5 Brasile-Barcellona. Il 3-2 contro il Brasile è la decisiva scossa tecnica che regala a Bearzot la convinzione di poter vincere il titolo. Un altro 3-2 complessivo (3-1 all’andata, 0-1 al ritorno) contro il Barcellona fa capire a tutti che Mourinho ha trasformato in principessa l’Inter cenerentola in Europa. E ancora, l’Italia aveva eliminato i campioni del mondo in carica dell’Argentina, con Maradona numero 10, mentre l’Inter lascia a casa i campioni d’Europa in carica, con Messi numero 10.

6 Polonia-Barcellona. Dopo averla incontrata all’esordio, Zoff e compagni ritrovano la Polonia nella penultima partita. La doppietta di Rossi cancella lo zero iniziale, aprendo le porta della finale. Anche capitan Zanetti, Z come Zoff, ritrova il Barcellona nella penultima sfida. E come l’Italia, l’Inter in semifinale appare trasformata, dimenticando lo zero al debutto a San Siro con una doppia impresa: in undici all’andata, in dieci al ritorno.

7 Camp Nou-Bernabeu. La Polonia e il Barcellona in semifinale, sempre al Camp Nou, e poi azzurri e nerazzurri vanno al Bernabeu di Madrid per la finale. Due grandi stadi per due grandi squadre con lo stesso itinerario nel destino.

8 Stessa Doppietta. L’Italia si presenta all’appuntamento più importante con due coppe in bacheca, vinte in due edizioni consecutive, nel 1934 e nel 1938, una in casa e una fuori, sognando la terza. Anche l’Inter arriva alla finale della Champions con due coppe in bacheca, vinte in due edizioni consecutive, nel 1964 e nel 1965, una in trasferta e una in casa, sognando la terza.

9 Uguale attesa, Bearzot succede a Pozzo 44 anni dopo il suo secondo trionfo. Mou spera di succedere a Herrera, a 45 anni dalla sua seconda coppa Campioni. Stessa ansia loro e stessa attesa dei tifosi.

10 Capolinea tedesco Dulcis in fundo, in finale ci sono sempre i tedeschi. Nel 1982, prima della caduta del muro di Berlino, i rivali degli azzurri avevano due nomi: Germania Ovest. Anche sabato i tedeschi che sperano di strappare la coppa all’Inter avranno due nomi: Bayern Monaco. Con due protagonisti che allora erano in campo di nuovo avversari. Oriali sarà in panchina vicino a Mourinho, Rummenigge sarà in tribuna al fianco di Beckenbauer. L’11 luglio 1982 l’Italia vinse 3-1. Non sappiamo come finirà il 22 maggio 2010. Main partenza 10 indizi strizzano occhi azzurri ai nerazzurri. All’Inter l’onere della prova.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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