L’editoriale di Garlando: La fede non ha età

Calcio

ROMA – Il vulcano islandese faccia ciò che vuole, tanto Alberto Amoroso, ragazzo di 66 anni, a Madrid ci arriverà comunque. Come arrivò al Prater di Vienna nel ’64 e a San Siro nel ’65. «Sono ancora forte come Zanetti, il mio capitano», assicura nonno Alberto, con la voce roca perché domenica ha esagerato. «Ho visto la partita di Siena all’Inter Club di Santa Maria di Leuca e ho gridato un po’ troppo». Forte come Zanetti, il signor Amoroso si concederà una sgroppata degna del Tractor argentino. Partenza domattina con gli amici Mario e Antonio a bordo di un’Audi3 da Alessano (Lecce), profonda Puglia: 770 km e almeno otto ore di viaggio per Civitavecchia. Una ventina di ore di traghetto, lo sbarco a Barcellona e altre sei ore al volante per toccare Madrid. Un’odissea di terra e di mare per l’Inter, ma anche per tornare ad avere 20 anni; 34 ore di viaggio per rimontare 45 anni, un ponte con la sua ultima finale vista e vinta. «Mio padre Raffaele era interista. La prima cosa che mi regalò è stata una divisa nerazzurra. All’epoca, per il paese, fu un evento. Quella fu l’investitura. Nel ’60 mi sono trasferito a Milano, lavoravo alle Poste di piazza Cordusio. Nel ’64 noi ragazzi della curva partimmo in pullman dalla Centrale per Vienna. Ricordo qualche problemino con i gendarmi austriaci per via di qualche scontro con quelli del Real Madrid. Nulla di serio. Anche perché ero magrissimo e velocissimo. Scappavo bene. Avevo 21 anni. Non ho visto tutta la partita, perché ero voltato di spalle e dirigevo il tifo. Ma il primo gol di Mazzola l’ho visto bene ed è un’emozione che ho ancora dentro». «Della finale del ’ 65 a San Siro ricordo soprattutto le mutande bagnate e l’acqua nelle scarpe. Un diluvio da fine del mondo. Ero lassù nei popolari scoperti, come sempre. Stavo nei Boys, io, mi occupavo dei biglietti. Segnò Jair, andammo in Duomo a festeggiare fino all’alba, poi salimmo sui tram e continuammo la festa lì sopra. Voglio festeggiare anche a Madrid. Quanti interisti potranno dire di avere visto tutte le finali vinte in Coppa Campioni? Confido nel Principe Milito, ma io sono innamorato di Javier Zanetti, il capitano, perché l’ho visto arrivare e l’ho visto soffrire. Sono forte come lui. In agosto compirò 67 anni, ma a Madrid ne avrò 20. Sarò ancora uno dei Boys». Il vulcano non lo ferma un ragazzo così.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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