L’editoriale di Arturi: Mourinho, basta distrazioni, c’è una Finale da vincere

Calcio

MILANO – Il popolo dell’Inter aspetta una finale da 38 anni e la Coppa da 45 e attorno alla sua squadra nei delicati giorni di avvicinamento vede, legge e ascolta quanto sopra. Domanda: serve tutto questo? E’ disturbante? Prima di tentare una risposta, si prega di sgombrare il campo dalla retorica: non c’è nessuna particolare «follia» che contraddistingua il club di Moratti dagli altri. Evocarla dialetticamente da parte di qualche tifoso è solo un tenero modo di affermare l’amore per questa squadra, ma in realtà non esiste un destino di masochismo che debba appesantire il cammino dell’Inter. E ci mancherebbe. Poi, sforziamoci di accreditare Mourinho di grandi capacità strategico-psicologiche: ipotizziamo che tutto questo sia un polverone da lui lucidamente innalzato per proteggere la squadra da sovraccarichi emotivi. Suona bene? Di finali di Champions o Coppe dei Campioni se ne sono giocate 53, ma a nessun predecessore del «vate di Setubal» è venuta in mente una furbata del genere. Eh sì che ne sono passati di Cruijff, Capello e Ferguson da queste sponde. Non abbiamo in mente certo in mente un modello di raccoglimento sacrale prima dell’Evento. Piuttosto una concentrazione progressiva che coinvolga sia la squadra che il suo entourage, fatto di milioni di tifosi. E che proceda su binari normali. C’è un pizzico di solennità nel momento: se fosse routine, non ci separerebbe quasi mezzo secolo dall’ultimo trionfo. Ecco, sarebbe bello che tutto questo fosse colto, rispettato e tramutato in energia positiva. Desideriamo che l’Inter vada in campo nella migliore delle situazioni tecniche e mentali. E quindi temiamo che una percentuale indefinibile delle sue forze sia dispersa in questo chiacchiericcio che mescola certezze (l’addio del tecnico) a dubbi di varia natura (il futuro di diversi giocatori). Una nube ansiogena. L’Inter è alla vigilia del suo «D-Day», un giorno che può cambiare la storia: sentire in queste ore dal suo condottiero che «un grande allenatore che non passa dal Real chiude la sua carriera con un buco» non è una buona mossa per cominciare la finale della vita per tanta gente. Speriamo, caro Mourinho, che le successive siano diverse e tutte vincenti.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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