Mondiali Sudafrica 2010: adesso le vuvuzela diventano un caso

Calcio

RUSTENBURG (Sudafrica) – Piaccia o no, sarà il Mondiale delle vuvuzela. Il Sudafrica accompagnerà le 64 partite con la colonna sonora di decine di migliaia di trombe di plastica più rumorose di un jet in decollo. Incubo dei telecronisti e dei c.t., che dovranno alzare la voce come non mai per farsi capire. A seconda del numero di vuvuzela sugli spalti, sarà come parlare sopra il ronzio di un immenso sciame di vespe incazzatissime, o sui barriti di un esercito d’elefanti in calore. Ma protestare non serve. Molto meglio godersi il Sudafrica così com’è. Niente divieti Per una volta il presidente della Fifa, Sepp Blatter, ha scelto la strada giusta: niente divieto di vuvuzela negli stadi del Mondiale, con i dovuti limiti. Un anno fa, dopo la Confederations Cup, la Fifa ha dovuto decidere se dar retta alle tv e alla lamentele di qualche giocatore, o abbracciare l’esperienza etnica totale. Sì alle vuvuzela sugli spalti, purché non siano più lunghe di un metro (e non abbiano marchi di sponsor riconoscibili, i contratti pubblicitari Fifa non fanno eccezioni). Mase una sola vuvuzela viene lanciata in campo, avverte Blatter, scatterà il divieto in tutte le partite successive. I pericoli più seri sono per i timpani di chi viene investito dal rombo di una vuvuzela a tutto fiato: una decina di minuti di esposizione a un baccano di 85 decibel può creare danni permanenti. La vuvuzela arriva a 127 decibel, un record. Un problema anche per gli arbitri: il loro fischietto non supera i 121 decibel. Ma l’antidoto migliore è lasciarsi avvincere dal frastuono e cadere in una trance di tifo senza limiti. Ci si difende dalle vuvuzela comprando e suonando una vuvuzela. Secondo una delle fabbriche più quotate, il segreto è spernacchiare con finezza nel boccaglio: quando s’imbrocca la vibrazione giusta ci si dà dentro a pieni polmoni. Baccano in Africa è una tradizione antichissima. I corni delle antilopi hanno permesso comunicazioni a lunga distanza molto prima dei telefonini. Poi sono venuti i corni metallici e dagli anni Ottanta quelli di plastica. In tanti giurano di aver inventato la vuvuzela (etimologia incerta: «vuvu» in lingua zulù vuol dire baccano, ma nel basso slang sudafricano è anche «doccia»). Unsupporter storico dei Kaizer Chiefs accampa su Wikipedia di aver creato la vuvuzela a metà anni Ottanta. Ma le ricerche della Boogieblast, produttrice di punta, portano addirittura ai tifosi di una squadra femminile di basket in Cina. Le prime vuvuzela in plastica sarebbero arrivate dall’America come giocattoli, senza successo tra i bambini. Quel che è certo è che sono stati i tifosi sudafricani del soccer ad adottare la vuvuzela dagli anni Novanta. I più bravi la suonano come una tromba vera (ci sono bande di vuvuzelas capaci di eseguire diverse arie), ma tutti puntano a far crollare i rivali dei Bafana Bafana a colpi di decibel. Come dice un proverbio sudafricano, «il fracasso ammazza il babuino».

fonte: gazzetta.it

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