Mondiali 2010, Montolivo: “Io senza tatuaggi? Se vinciamo potrei pensarci”

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CENTURION (Sudafrica) –  Frasi, animali, fumetti, iniziali, draghi, coppe, cuori. Lo zibaldone pop del calcio italiano è tutto lì, più o meno in bella mostra. Insomma, benvenuti nell’universo dei tatuaggi azzurri. Un universo ancora in piena espansione, visto che ormai il gruppetto dei «puliti», cioè di quelli che ne sono privi, sembra ormai una specie in via di estinzione, come il panda o la foca monaca. Non a caso Gigi Buffon ha sottolineato: «Io e mia moglie Alena forse siamo l’unica coppia del calcio senza tatuaggi». L’unica no, ma di sicuro lui è in minoranza. Dalle immagini colorate di De Rossi per la figlia Gaia alle frasi celebri di Marchisio («Nulla è impossibile»), dagli ideogrammi di Cannavaro al simbolo degli ultrà cagliaritani di Cossu, il campionario è variegato, e arriva a comprendere persino i «pentiti». Per informazioni chiedere a Camoranesi, convinto due anni fa dallo sponsor a tatuarsi sul braccio delle ossa prima dell’ammissione pubblica di «errore commesso». Perciò, in fondo, è normale che alla fine faccia più notizia chi marchi indelebili addosso non ne ha. «In effetti siamo in pochissimi – rivela Montolivo -. Io, Gilardino, Pazzini, mi pare Bocchetti». Be’, se si volesse cominciare, quali migliore occasione di una Coppa del Mondo alzata a Johannesburg. Lei, Montolivo, è tentato? «Non credo che lo farò, ma stavolta almeno ci penserei». Se succede, quasi quasi cominceremmo anche noi. Mogli permettendo, ovvio.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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