Mondiali 2010, Ziliani: l’arroganza di Lippi e le mancate convocazioni di Totti e Balotelli…

Calcio

MILANO – Non fosse bastato l’orribile spettacolo offerto dall’Italia contro la Nuova Zelanda, nel dopo-partita – in conferenza-stampa – è salito in cattedra lui, Marcello Lippi: uno che al confronto Domenech sembra Fiorello e Capello un buontempone stile-Jerry Lewis. Con fare scocciato e l’espressione di chi pensa: sbrigatevi a fare le domande che non ho tempo da perdere, il c.t. azzurro ha mostrato il volto sprezzante e arrogante dei suoi momenti migliori (si fa per dire), mostrandosi infastidito ad ogni domanda e seccato ogni qualvolta si è trattato di mettere le cuffie per rispondere alle curiosità dei giornalisti stranieri. Roba da vergognarsi di essere italiani. A dispetto della cafonaggine sparsa a piene mani, la conferenza-stampa di Lippi è stata però utilissima: tra un borbottio, un borborigmo e un guaito, qualche concetto interessante il comandante Marcello è riuscito ad esprimerlo. Analizziamone alcuni.

FENOMENI – Al giornalista che gli chiedeva se dopo le partite con Paraguay e Nuova Zelanda, Lippi continuasse a pensare di aver scelto i giocatori migliori, il c.t. ha risposto: “Sono assolutamente convinto delle scelte che ho fatto. In Italia non ci sono fenomeni: non ci sono giocatori che oggi, in campo, avrebbero potuto fare cose diverse rispetto a quelle di chi ha giocato”. Sarà. A noi però, solo per fare un esempio, dopo aver visto il pastrocchio combinato al minuto 76, su punizione da 25 metri, da Montolivo e Iaquinta (palla passata, ripassata e poi perduta), è venuto in mente che Totti e Balotelli, per dirne due, da quella distanza sono capaci di buttar giù la porta e di bucare la rete, se gli viene bene. Traducendo: ci sono giocatori talmente bravi sui calci da fermo (e non solo) che una punizione da 25 metri spesso diventa un rigore. E Totti e Balotelli non sono bravi, sono bravissimi.

CANNAVARO – “Con la Nuova Zelanda è successo come contro il Paraguay: alla prima palla che gli avversari hanno buttato in area abbiamo subito gol”. Il c.t. lo sottolinea con aria stizzita, come a dire: “Guarda un po’ che cosa mi va a capitare”, ma forse il discorso andrebbe approfondito. Perchè anche qui c’entrano le scelte di Lippi. Cannavaro, per esempio, ha avuto un ruolo sia nel gol preso contro il Paraguay (su cui De Rossi ha preferito prendersi ogni colpa, che andava invece divisa al 50 % col difensore), sia nel gol preso contro la Nuova Zelanda (quando parte la punizione, Cannavaro insegue Smeltzl dando le spalle all’azione e perdendo di vista la palla: poi, sulla spizzata di Reid, non si raccapezza e di pancia serve l’assist per la stoccata a rete dell’attaccante). Sempre il capitano, per la cronaca, al minuto 82 ha rischiato di mandarci a casa facendosi ubriacare da Wood che entrando in area l’ha saltato e ha calciato a colpo sicuro sfiorando il gol del 2-1 (palla fuori di pochissimo). Cannavaro ha 37 anni e con tutta evidenza, da un paio di stagioni, non è più quello di Berlino 2006. Per tutti, ma non per Lippi.

SFORTUNA – “Il Paraguay un tiro un gol, la Nuova Zelanda un tiro un gol”. Lippi ha ribadito ossessivamente il concetto (inesatto, come abbiamo visto: se Wood all’82’ avesse segnato, oggi saremmo già eliminati per un tiro del Paraguay e 2 della Nuova Zelanda), ma forse esagera con la faccia tosta. Punto primo: avevamo di fronte la Nuova Zelanda, non il Brasile; e francamente, due palle-gol concesse a un avversario tanto modesto ci sembrano fin troppe. Punto secondo: Lippi piange sui gol incassati ma dimentica il modo in cui l’Italia ha segnato i suoi due gol di questo mondiale; il primo grazie a una papera colossale del portiere del Paraguay, andato a farfalle sul corner di Pepe; il secondo per un rigore fischiato a De Rossi che due arbitri su 3 non si sarebbero mai sognati di concedere.

MISTERO DI FATIMA – Messo alle strette dalle domande, nemmeno troppo incalzanti, dei giornalisti, Lippi a un certo punto ha perso la pazienza e se ne è uscito con una frase che promette di diventare il suo manifesto di Sudafrica 2010. Di fronte all’incontestabile dato di fatto del flop azzurro dopo i primi 2 match, il c.t. ha spalancato le braccia e ha detto: “Non sempre ci sono spiegazioni per le cose che succedono” (potrebbe essere un’ottima risposta anche nel caso di un eventuale, ulteriore passo falso contro la Slovacchia, non credete?). In pratica: se Lippi vince il mondiale, le spiegazioni abbondano e sono così tante, complesse e variegate – affondando nella straordinaria abilità e nella straordinaria sagacia del nostro c.t. – che Lippi è costretto a girare il mondo per quattro anni, tra seminari e convention, per illustrarne i più reconditi risvolti; se invece Lippi perde, il popolino deve rassegnarsi: “Non sempre ci sono spiegazioni per le cose che succedono”. Come per Italia-Nuova Zelanda. Che per la bravura di Lippi avremmo dovuto vincere 4-0 e che invece, per un irripetibile, inspiegabile scherzo del caso, abbiamo chiuso sull’1-1.

Così è, se vi pare.

Fonte: Paolo Ziliani

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