Editoriale Sportmediaset: e perchè non Ballardini?

Calcio

MILANO – Se contassero i fatti, record e risultati, Davide Ballardini allenerebbe una “grande” di serie A. Perché i fatti dicono che, negli ultimi tre campionati, Ballardini è quello che tra i “giovani” allenatori ha fatto le cose più importanti. Vediamo perché. Stagione 2007/2008. Massimo Cellino, presidente del Cagliari, dopo aver esonerato due allenatori -Giampaolo e Sonetti – sceglie Ballardini per tentare un’impresa disperata: salvare dalla retrocessione la sua società, ultima alla fine del girone di andata con 10 punti. L’impresa riesce: Ballardini cambia disposizione tattica (dal 4-4-2 al 4-3-1-2) e, con 32 punti in 19 partite, porta il Cagliari al 14° posto in classifica. E’ il primo record di Ballardini, mai riuscito a nessuno prima di allora, e il Cagliari è la prima squadra della quale il tecnico romagnolo è -tutt’ora -padre putativo, visto che la disposizione tattica di Allegri è rimasta uguale.
Stagione 2009/2010. Maurizio Zamparini, presidente del Palermo, dopo le sconfitte subite in pre-campionato e la debacle, 3-0, nella prima giornata, esonera Colantuono e chiama Ballardini, che ha lasciato Cagliari ed è rimasto senza squadra. Anche in questo caso, cambiando disposizione tattica –ancora il 4-3-1-2 – e ruolo a giocatori in lista di trasferimento Ballardini riesce, attraverso un giuoco convincente e spettacolare, a realizzare un “record” di 17 vittorie in campionato e a centrare il 7° posto . Ma i rapporti con Zamparini – mal consigliato da Moggi, che avrebbe voluto le cessioni di Simplicio (al Lecce), Cavani (in Spagna) Cassani e Bresciano – degenerano e il rapporto, nonostante i risultati raggiunti e la qualità del giuoco espressa, a fine stagione si interrompe. Zamparini chiama Zenga, ma dopo poche partite lo esonera, e assume Delio Rossi. Che, come prima cosa, torna al 4-3-1-2 di Ballardini, mutuando uomini e disposizione impostati l’anno prima. Come già successo a Cagliari, le cose tornano a funzionare, e il Palermo finisce al 6° posto.
Stagione 2009/2010. Claudio Lotito, presidente della Lazio, ingaggia Ballardini come successore di Delio Rossi, reduce da una stagione di luci e ombre: appena 19 punti nel girone di ritorno in serie A, controbilanciati dalla vittoria ai rigori in Coppa Italia. La prima di Ballardini si risolve in un trionfo: la Lazio batte infatti l’Inter di Mourinho e si aggiudica la Supercoppa italiana (rimarrà l’unica sconfitta dell’Inter e di Mourinho in una competizione). Con questa vittoria, Ballardini realizza un altro, invidiabile record: diventa l’unico tra gli allenatori “giovani” ad aver battuto tutte le “grandi” (Inter, Milan, Juventus e Fiorentina). In campionato, nonostante una rosa indebolita dalle cessioni di Rozenhal e De Silvestri, al quale si sono aggiunte le assenze – per scelta societaria – di Pandev e Ledesma, la Lazio chiude il giorne di andata con la terza difesa meno battuta del campionato e 20 punti in 19 partite, uno in più del girone di ritorno della stagione precedente, nonostante abbia disputato in più 15 gare di Coppa. Ma le tensioni dell’ambiente – esterno e interno – sono tali da convincere Lotito, dopo l’immeritata sconfitta interna con il Catania – ad esonerare il tecnico, sostituito da Edy Reja, e a reintegrare Ledesma.

In una stagione da dimenticare, la Supercoppa Italiana – vinta contro i Campioni d’Italia – rimarrà per la Lazio l’unica cosa bella. Questi i fatti – incontestabili – e i record di un allenatore “diverso”, che paga il suo essere estraneo al “Sistema”- non ha e non vuole procuratori e non si affida a “padrini” – e, in mezzo a tanti allenatori “normali”, la sua diversita’ tecnica e comportamentale.

fonte: sportmediaset.it

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