Mondiali 2010, Lippi ammette: “E’ tutta colpa mia”

Calcio

JOHANNESBURG (Sudafrica), 24 giugno 2010 – Marcello Lippi subisce la prima sconfitta in un Mondiale e in questo amarissimo modo conclude la sua esperienza da c.t., eliminato col titolo di Berlino che questa imbarazzante Italia non può difendere nemmeno agli ottavi di finale. L’ultima volta che finì così male fu nel ’74 in Germania, quando tutti gli azzurri – a parte Cannavaro – non erano nemmeno nati.

MEA CULPA — Mi prendo tutte le responsabilità. Nessuna esclusa. Se una squadra si presenta a un appuntamento così importante col terrore nelle gambe, nella testa e nel cuore, significa che l’allenatore non l’ha preparata bene sul piano psicologico, tecnico e tattico, ma soprattutto psicologico. Evidente che non l’ho preparata a dovere. Tutto mi sarei aspettato, non che la squadra si esprimesse come ha fatto nel primo tempo. Mi dispiace da morire chiudere questa esperienza in questa maniera. Non dico che contavo di vincere di nuovo il Mondiale, ma non di finire così. Grandi auguri di cuore al mio successore. E grazie di cuore anche a voi per quattro anni in parte splendidi in parte meno”.

LIVELLO BASSO — Buffon ammette che il nostro calcio oggi è a questo livello. Lippi in parte dissente: “Non è più quello di 4 anni fa, ma nemmeno questo. E guardando ai due anni di qualificazione, questi sono stati nella normalità, non deludenti. E comunque in una fase finale perdere due giocatori come Buffon e Pirlo non è semplice. Però ugualmente stasera dovevamo presentarci in altra maniera. Ma non possiamo pensare che l’Italia è quella che abbiamo visto stasera”.

AUTOCONDANNATO — Lippi si “consegna”: I processi sono già cominciati prima di questa sconfitta con eliminazione. Ma io mi sono già autocondannato, non ceè problema. I ragazzi non mi hanno seguito? Possiamo dire tutto a questa squadra ma non offenderla dicendo che non seguiva l’allenatore. Credo di aver avuto una parte importante nei risultati conseguiti e in questa parte ora ho le mie responsabilità per questa eliminazione. Non lo so perché è capitato. Per un’ora e un quarto non riusciamo a giocare per motivi soprattutto psicologici. Non capisco e per questo mi prendo la responsabilità“.

RAMMARICHI — Certo che col Quagliarella che in 45’ ha combinato di tutto, mostrandosi l’attaccante più in palla, i rammarichi possono aumentare, insieme alle responsabilità. “Ho detto che mi prendo tutte le responsabilità. Il problema non è mettere prima un altro. Ma mettere in campo una squadra capace di esprimersi dal primo minuto. In passato avevo creato il giusto mix, stavolta non ci sono riuscito. Ma per me non c’erano avvisaglie. Avevamo fatto due partite non brillantissime, se avessimo confermato quel livello delle precedenti gare con qualcosa in più in fase offensiva, sarebbe bastato. Parlavo con i giocatori e dicevo: ’Finalmente è arrivato il Mondiale’. Dentro o fuori come per Germania e Inghilterra. Invece la squadra non ha pressato, non ha costruito, non ha fatto proprio niente”.

NO A PENTIMENTI — “No. Non sono pentito di essere ritornato. Il Mondiale era un’esperienza che volevo rifare, ma ero convinto di poterla portare a conclusione in altro modo. Magari non con un’altra vittoria, ma nemmeno così. Non ho intenzione di allenare subito. Come ho già detto penso a riposarmi qualche mese e poi penserò a mente fredda se allenare ancora. Auguro al mio successore di risollevare in fretta la squadra. Prima possibile”.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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