Mondiali 2010: è il Mondiale della tattica, addio alla difesa a tre

Calcio

JOHANNESBURG (Sudafrica) – Quattro anni d’attesa per avere delle risposte. I Mondiali servono anche a questo, a capire le tendenze del calcio. Fino al 1974 c’era anche la possibilità di scoprire delle novità. La difesa a quattro (il Brasile in Svezia nel 1958), il 4-4-2 (l?Inghilterra nell’edizione casalinga del 1966), il calcio totale (l’Olanda nel 1974). Poi, quando si è capito che non c’era più nulla da inventare, chi si diletta a studiare i meccanismi del pallone ha iniziato a valutare, con i campionati del mondo, le linee guida del calcio.

La zona mista (Italia ?82), la difesa a tre (la Germania nel ?90), il 4-2-3-1 (Francia ?98). Se Sudafrica 2010 ci ha fatto capire qualcosa è che i sistemi di gioco che prevedono tre difensori sono passati di moda. Pochissime le eccezioni. L’Uruguay nella prima uscita con la Francia, l’Algeria, partita con la Slovenia a parte, la Grecia, anche se non sempre, la Nuova Zelanda e il Cile. Per la Nazionale di Bielsa, però, è riduttivo parlare di un sistema fisso. Nel particolare 3-3-1-3 dei sudamericani, i tre difensori venivano aiutati dai rientri di uno dei centrocampisti laterali, sulle fasce, o da quello piazzato davanti al reparto arretrato, al centro.

Tolte queste eccezioni e la Corea del Nord, schierata con cinque difensori, tutte le altre Nazionali non si sono mai allontanate da un reparto arretrato a quattro. Quasi tutte, poi, hanno cercato di lasciare pochissimo spazio agli avversari puntando sulla riconquista del pallone, quasi mai in zona avanzata, sfruttando più l’intercetto, con la chiusura delle linee di passaggio, che un pressing organizzato. La ricerca della profondità, dopo il recupero palla, con l’occupazione degli spazi sulle ripartenze è il vero dogma di questo mondiale, anche per chi è abituato a un altro calcio, vedi Brasile.

Due le interpreti di altissimo livello: Olanda e Germania. Stesso sistema di gioco, 4-2-3-1, stessa filosofia di base, diverso utilizzo della profondità, con gli arancioni a sfruttare gli uno contro uno in fascia di Kuyt e Robben, e i tedeschi i cambi di posizione e i tagli dei quattro davanti. Buone cose, in fase di ripartenza, hanno fatto vedere, a tratti, anche Messico, Corea del Sud e Ghana. Argentina e Spagna sono le eccezioni. La voglia, sempre e comunque, di cercare la porta avversaria, anche se in modo molto diverso.

Maradona ha provato a inseguire l’utopia. Un solo centrocampista piazzato davanti a quattro difensori bloccati, due esterni, una mezzapunta libera di muoversi a tutto campo e due punte, ma senza una logica tattica. Del Bosque, invece, ha sfruttato al meglio la filosofia del Barcellona: possesso palla, triangoli, e improvviso assalto alla profondità, centrale o esterna. Il tutto condito da un pressing che inizia, spesso, dal primo possessore di palla avversario. Un’idea che sta dando i suoi frutti. Spagna a parte, comunque, sta sempre più prendendo piede l?idea mourinhiana di un calcio basato, più che sul concetto di fase offensiva o difensiva, sulla cosiddetta transizione, e cioè la capacità di adeguarsi il più in fretta possibile alla perdita o alla riconquista del pallone. Chi riesce meglio a sfruttare questa idea è destinato a ottenere più facilmente i risultati nel calcio moderno.

fonte: sportmediaset.it

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