Italia, Prandelli: “Non dobbiamo avere paure”

Calcio

FIRENZE – Un’Italia senza paura di volare. A consacrare la rivoluzione azzurra dopo il disastro mondiale è la maglia numero 10 sulle spalle di Cassano, ancor più dell’azzardo di tridente che Cesare Prandelli sceglie per la sua prima da commissario tecnico, il test d’agosto a Londra contro la Costa d’Avorio. «Voglio costruire il futuro», il proclama del ct. Ma intanto disegna un presente molto fantasioso, fatto di scelte emblematiche e colorato da Balotelli e Amauri insieme a Fantantonio. Non è un’epurazione stile Francia, costretta dalla ribellione dei Bleus a cacciare i 23 del Mondiale. Ma di fatto, e in attesa di qualche rientro azzurro, è una vera rifondazione, benchè obbligata. Domani in campo all’Upton Park andrà un’Italia multietnica, effervescente e ricostruita da capo a piedi: De Rossi capitano è l’unico reduce del 2006, tre soli i titolari di Sudafrica 2010, cinque in tutto i reduci di quel gruppo lippiano. La vera novità auspicata da Prandelli è però uno spirito tutto diverso rispetto ai tremori di un mese e mezzo fa. «Non dobbiamo avere paure, sappiamo giocare al calcio, e allora facciamolo ancora meglio», il nuovo slogan dell’uomo chiamato a rimarginare le ferite, anche quelle dei tifosi. «Ci vorrà molta pazienza, l’ho detto: in Italia la nazionale è seguita da tutti durante le grandi manifestazioni e snobbata per il resto dell’anno. Ma se già domani riuscissimo a coinvolgere un pò la gente, sarebbe uno piccolo passo». Per far accendere la tv anche al mare, ai milioni di italiani in ferie ecco servita l’Italia di Cassano: è stato lui a chiedere, – forse a pretendere – quel numero sulle spalle che sa d’investitura, anche a costo di scavalcare Montolivo nel cui curriculum c’è una presenza in più. Quattro anni fa la scelta di quella cifra tonda provocò un caso diplomatico alla romana: troppo vicino l’addio di Totti, troppo contrastata l’immagine del talento barese. Ora però è un’altra storia, e non solo perchè il romanista è il passato remoto e il ct non è disposto a rinfrescarlo («se un 30enne gioca bene perchè no, ma ora non precipitiamo le cose…», la sua frenata): in attesa di eventuali nuovi contrasti di campanile, c’è fame di novità e di giocatori simbolo. «Il 10 per i tifosi è suggestione, sinonimo di fantasia: i numeri li hanno scelti i giocatori, così si crea spirito di gruppo, ma Cassano è assolutamente adatto a quel profilo – la convinzione di Prandelli – Negli ultimi anni, è il giocatore italiano che ha fornito più assist, oltre ai gol». Simbolica anche la scelta del 9 a Balotelli, sul quale Prandelli ha nutrito qualche dubbio subito fugato: giocherà lui dall’inizio, per essere poi alternato a Quagliarella. E vista l’intesa naturale con Fantantonio, Prandelli apre alla possibilità di non lasciar più – come previsto – Supermario all’Under, per le due partite di settembre: «Ne parlerò con Casiraghi e la federazione, non è detto sia così. Cassano e Balotelli si intendono già bene – chiosa Prandelli – È naturale che giocatori di quel talento si intendano: sarei soddisfatto se domani riproponessero qualche giocata, è quel che dobbiamo cercare, ancor prima del risultato. Di più è difficile chiedere». Perchè il debutto è una scarica di emozioni. «All’inno – spiega il tecnico 24 ore prima del suo debutto nazionale – non voglio pensare per non mettermi ansia addosso: comunque lo canterò, anche se col fumo mi rimane poca voce…». La riserverà piuttosto alle urla da indirizzare alla sua prima Italia, cui chiede «generosità e ordine: solo se siamo corti e compatti possiamo sorreggere quel tridente». Alle disposizioni si dovrà sottomettere anche Cassano: «Esser generosi vuol solo dire accorciare quando non hai possesso palla, e mantenere le distanze giuste: è facile giocare solo se il pallone lo hai tra i piedi – dice – In fondo, non chiedo mica corse da pazzi. Ma solo un piccolo passo». Per molti, oltre a Cassano-Balotelli-Amauri, sarà un primo esame in vista delle partite di qualificazione a settembre: ad esempio per Lazzari, uno dei sei possibili cambi del secondo tempo, in prova come esterno destro. Sarà l’unico giocatore fuori ruolo; la ricetta di Prandelli per togliersi di dosso la paura sudafricana è semplice, per chi si sente ancora allenatore più che selezionatore: «basta che ciascuno sappia cosa fare». Sarebbe già una bella rivoluzione.

Fonte: ANSA

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