Mercato Juventus, Ziliani duro: “Ora si chiama Chieventus”

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MILANO – Se il Milan per acquistare Robinho paga 18 milioni e la Juve per Bonucci 15, con tutto il rispetto per Bonucci – probabilmente l’acquisto migliore di Marotta – qualcosa che non quadra c’è; e se la Roma per acquistare Borriello paga 10 milioni e la Juve per Martinez 12, che i conti non tornino lo capirebbe anche un bambino. Gli unici a non capirlo, purtroppo, sembrano essere John Elkann e Andrea Agnelli, i coccolatissimi rampolli della Real Casa. Gran brutto affare, per Madama Juventus. Premessa. Fermo restando che John Elkann, in tolda di comando dai tempi di Calciopoli, s’intende di calcio come Cicciolina di sacre scritture, un’analisi seria dei disagi juventini non può prescindere da una considerazione: la Juve è stata rovinata da Blanc. Che nella primavera del 2009 ha deciso di gettare a mare tre anni di buon lavoro compiuto, pur tra mille errori, da Deschamps prima e da Ranieri poi affidando il suo folle progetto di grandeur alla sciagurata ditta Lippi & Ferrara e precipitando il club nel baratro. È stata talmente rovinosa la stagione 2009-2010 che la moribonda Juventus, in estate, si è trovata a ripartire da zero come se i 4 anni di convalescenza trascorsi sotto le cure del dr. Deschamps (1 stagione), del dr. Ranieri (2 stagioni) e dei dottori Ferrara e Zaccheroni (1 stagione) non fossero mai esistiti. Quattro anni buttati al vento e solo macerie davanti. Risultato: la quinta stagione del dopo-Calciopoli, che nelle intenzioni di Blanc (vedi intervista a Tuttosport dell’estate 2006) avrebbe dovuto essere la stagione del ritorno ai massimi successi, anche internazionali, si è trasformata nella riedizione dell’Anno Zero, atto secondo. Via tutti – da Blanc a Secco, da Bettega a Zaccheroni, da Lippi a Ferrara, da Diego a Trezeguet – e dentro il nuovo equipaggio: da Andrea Agnelli a Marotta, da Del Neri a Paratici, da Pepe a Quagliarella, da Martinez a Rinaudo. Ebbene, le cose non sembrano andare granchè bene nemmeno adesso e i tifosi si chiedono: era questa la squadra che sognavamo di vedere nel 5° anno del dopo-Calciopoli? Esiste un solo tifoso bianconero che tramontata l’era di Buffon; Zambrotta, Cannavaro, Thuram, Chiellini; Camoranesi, Emerson, Vieira, Nedved; Ibrahimovic e Trezeguet (con Mutu e Del Piero in panchina), si sarebbe augurato, a distanza di 5 anni, di vedere in campo la formazione schierata a Bari nella prima di campionato, e cioè: Storari; Motta, Bonucci, Chiellini, De Ceglie; Pepe, Melo, Marchisio, Krasic; Quagliarella e Del Piero (con Lanzafame e Martinez in panchina)?

Diciamolo: vedere Andrea Agnelli e Marotta seguire sconsolati in tribuna la nuova Juventus presa a pallate dal Bari di Alvarez e Ghezzal, Almiron e Donati, ha messo tristezza. E lo sgomento è raddoppiato quando il regista ha allargato l’inquadratura svelando, alla sinistra di Marotta, nientemeno che lui, gufo-Blanc, ancora più torvo nel nuovo look con barba incolta. La domanda è sorta spontanea: ma alla Juve sono masochisti?

Eppure, quando il club venne mandato in B e il nuovo management decise di confermare 5-6 grandi campioni col compito di agevolare la difficilissima rinascita, il progetto sembrava chiaro. Buffon, Camoranesi, Nedved, Del Piero e Trezeguet (più il rampante Chiellini), ancora tonici, avrebbero fatto da chioccia, fin da subito, ai migliori giovani dello straordinario vivaio juventino, in assoluto il migliore su piazza da anni. E con l’acquisto di un vero fuoriclasse ogni anno, o magari due, e la maturazione dei meglio fichi del bigoncio (diciamo Criscito e Marchisio, Giovinco e Palladino), la Juve avrebbe potuto, nel giro di 3-4 anni, tornare a livelli di sicura competitività per poi provvedere alla progressiva sostituzione dei grandi fedelissimi: in ordine di necessità – e di anzianità – Del Piero, Nedved, Trezeguet, Camoranesi.

Invece niente. Nelle prime 3 campagne-acquisti non c’è stato un solo fuoriclasse che la Juve abbia tentato d’ingaggiare. Milioni e milioni sono stati spesi per ingaggiare i vari Andrade e Tiago, Mellberg e Salihamidzic, Grygera e Knezevic, Poulsen e Sissoko – per limitarci solo agli stranieri -; e c’è da dire che Ranieri è comunque riuscito a spremere il sangue dalle rape, se è vero che la Juve è arrivata terza al primo anno in A (Champions riconquistata) e seconda al secondo (idem come sopra). Pur nella più totale confusione del progetto, con i pochi fuoriclasse sopravvissuti che inevitabilmente declinavano e la società che imbarcava solo mezze scartine, la Juve aveva se non altro mantenuto un impianto di gioco riconoscibile, una sua fisionomia, una sua identità. Macchè. Ammaliato dalla sirena-Lippi, Blanc decideva di azzerare anche questo valore e organizzava il funerale di lusso di Madama: via Ranieri, dentro Ferrara (con Lippi art director) e due acquisti spacciati come da mille e una notte, Melo (25 milioni, uno più di Ibrahimovic) e Diego (24 milioni, come Ibrahimovic). Risultato: Juve nella fossa.

Ora, dopo 4 anni di convalescenza finiti malissimo, John Elkann e Andrea Agnelli hanno chiamato al capezzale di Lazzaro Marotta e Del Neri nella speranza di sentirgli dire: Juve, alzati e cammina. E però, dopo i primi due mesi di lavoro il sospetto è che nulla sia cambiato. Invece di acquistare uno o due fuoriclasse veri, motivandoli a scegliere la Juve e coprendoli d’oro, se necessario, in attesa di ripetere l’operazione l’estate prossima, Marotta e Del Neri hanno mirato basso: e invece della Juventus hanno costruito la Chieventus (un po’ Chievo e un po’ Juventus), con i vecchi campioni in uscita e nessun nuovo campione in entrata. Né Dzeko né Pazzini, né Fabregas né Mascherano, ma tanti mediocri pedatori – da Pepe a Motta, da Martinez a Storari – più un paio di campioncini incompiuti come Quagliarella e lo stesso Krasic. E Bonucci, che se non altro è giovane e ha – si spera – margini di miglioramento.

Così è. D’altronde, se Di Natale ha preferito restare a Udine, se Borriello e Burdisso hanno preferito andare a Roma e Kaladze a Genova, un motivo c’è: meglio Udinese, Roma e Genoa della Chieventus.

Fonte: Paolo Ziliani

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