Mercato Juventus, editoriale Rizzo: perchè acquistare 11 giocatori normali e non 4 campioni?

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JUVENTUS – Non è stata una bella trovata an­nunciare pubblicamente che la Juve non è tra le squadre che pos­sono aspirare allo scudetto. Se si volevano tutelare i tifosi, non ce n’era bisogno: loro lo sapevano già, però non mettono mai limiti alla Provvidenza. Piuttosto, chissà co­me l’avranno presa i calciatori: molti pensavano che essere arriva­ti alla Juve è un grande traguardo e che nessun obiettivo può essere precluso. Forse adesso, sentendo il loro allenatore, ridimensioneranno le loro ambizioni. Difficile acquisi­re quella “mentalità vincente” che è il segreto di tutte le squadre, se chi comanda dice che ci sono squa­dre più attrezzate. Insomma, che la Juve non sia da scudetto è probabilmente vero, ma devono dirlo gli esterni, mentre chi lavora dentro al gruppo deve dare il massimo per smentire i pronostici. Perchè l’impressione è che non si vogliano tutelare i propri tifosi, ma se stessi. Sembra insomma un mo­do per mettere le mani avanti: se la stagione non sarà granché non prendetevela con me. Quanto ai ti­fosi, lo ripetiamo: sanno per primi quanto vale la squadra, ma questo non impedisce loro di sognare. E non si fa un bel servizio alla gente se le si vieta anche di sognare. Piuttosto, bisognerebbe spiegare perchè spendendo molto e cam­biando tantissimo si è costruita una squadra non da scudetto. Perchè invece di comprare quattro-cinque giocatori di livello si è preferito ac­quistarne 11 di valore medio? La storia della Juve ha insegnato evidentemente poco. Una sola vol­ta si era puntato su giocatori di li­vello medio, illudendosi di poter rimpiazzare i grandi campioni che se n’erano andati. Era la Juve di metà anni Ottanta, quella che salu­tava il primo Trap e celebrava l’ad­dio di Platini. Si puntò sui Tricella e sui Magrin, lo scudetto sparì per nove anni. Nascevano il Milan di Sacchi, il Napoli di Maradona, l’In­ter del Trap, la Samp di Vialli e Mancini. La Juve sparì da tutti i pronostici, esattamente come ades­so. Divenne una grande provincia­le, come sembra essere diventata oggi. Le scelte vincenti della Juve sono sempre state altre: puntare sui grandi campioni, comprare ogni anno qualche grande giocatore. Ma ce n’è stata un’altra che ha fatto epoca: puntare tutto su giovani di grande futuro. Fu all’inizio degli anni Settanta, cominciava l’era di Boniperti dirigente. La Juve fece un piano che doveva riportarla tra le grandi in 3 anni. Si puntò su ra­gazzi del proprio vivaio che gioca­vano qua e là sparsi per l’Italia, e su ragazzi di talento delle altre squadre. Diventarono bianconeri Causio e Bettega, Capello e Sci­rea…: bastarono 2 anni per tornare a vincere, il ciclo fu sapientemente alimentato e s’interruppe solo nel 1986. Insomma, la Juve di oggi aveva due strade di fronte a sé, ha scelto la terza. Il lavoro va giudicato a fi­ne stagione, ma il pessimo inizio ( non partiva così da quasi mezzo secolo) non lascia presagire un grande finale. Mai dirlo, però, e mai mettere limiti alla Provviden­za. E credere fino in fondo alle pro­prie possibilità. Se si punta allo scudetto si può arrivare in zona Champions, se si punta al quarto posto c’è il rischio di arrivare a me­tà classifica. Che bisogno c’era di essere così pessimisti?

Fonte: Corriere dello Sport

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