Pallone d’Oro 2010, la Champions vale meno del Mondiale

Calcio

PALLONE D’ORO CHAMPIONS MONDIALE – I giocatori italiani universalmente accreditati di una statura internazionale, al netto di vecchi draghi come Totti e Del Piero e campioni acciaccati come Buffon, sono soltanto due: Giorgio Chiellini e Daniele De Rossi. Il loro pieno coinvolgimento nel disastro sudafricano, quindi, non poteva che implicare una nuova esclusione dell’Italia dalla lista dei candidati al Pallone d’oro, il trofeo di France Football da quest’anno fuso con il World Player della Fifa. La crema del calcio mondiale è composta da 23 nomi preselezionati, e l’errore – che c’è – non riguarda certo gli azzurri. Manca Diego Milito, il risolutore della finale di Champions (e di tante altre partite dell’Inter). Provare a giustificare lo sbaglio sarebbe inutile, è troppo grosso. Più utile cercare di spiegarlo, anche perché il criterio che ha escluso Milito potrebbe essere la chiave di lettura del risultato finale. Il matrimonio con la Fifa ha evidentemente accentuato, e molto, il carattere mondialista del Pallone d’oro: in questo senso, nell’anno della Coppa le altre competizioni – compresa la Champions League europea, che a livello di club non ha rivali – contano assai meno del solito. Milito è stato grandissimo con l’Inter ma nell’Argentina non ha sfondato, giocando (male) soltanto qualche spezzone di un Mondiale che in realtà ha fatto fuori l’intera Seleccion (Higuain e Tevez vengono da montagne di gol), a parte ovviamente Messi. C’è stato più rispetto per il Brasile, uscito alla stessa altezza (i quarti) eppure presente nella lista con tre uomini; gli interisti Julio Cesar e Maicon, che almeno erano titolarissimi della Seleçao, più il catalano Dani Alves. Tre africani ci volevano: oltre ai totem Eto’o e Drogba è stato scelto Asamoah Gyan, il leader del Ghana che del continente è stata la nazionale andata più lontano. Quindici dei 23 candidati sono arrivati almeno alla semifinale mondiale, prova definitiva che il Sudafrica conterà moltissimo nell’assegnazione del trofeo. La cosa non va necessariamente a detrimento di Wesley Sneijder, che ha mancato il Grande Slam personale soltanto nei supplementari della finale e con cinque gol – lui che non è un attaccante – figura nel mazzetto di capocannonieri del torneo; di certo però l’esercito degli spagnoli, specie se il voto non risulterà troppo frazionato, gli contenderà la soddisfazione fino all’ultimo.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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