Calciomercato Inter, Nagatomo e… quanti talenti made in japan!

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CALCIOMERCATO INTER NAGATOMO GIAPPONESI – Nagatomo è chilometri e brio a sinistra, e sa far anche contenti tutti. L’Inter, che ha piazzato l’uomo giusto nella nicchia giusta. Il Cesena, che in estate monetizzerà con 4 milioni. E il Giappone, che ha un’altra stella che brilla in Europa. Un’altra, perché sono tante, a tutti i livelli. Vuoi per lo scouting che si è globalizzato, vuoi per il forte impulso che la J-League ha dato al movimento, vuoi l’importazione di talenti in campo e in panchina che ne hanno fatto crescere il tasso tecnico, il made in Japan è una delle mode del momento sul mercato.

i big — Una moda in cui l’Italia è abbastanza dietro, salvo qualche colpo da visionario. Tipo quello con cui il Catania nel 2006 andò a pescare Morimoto, 18 anni. Quattro stagioni e 20 gol dopo, si può parlare di affare. Ma mai come quello del Borussia Dortmund, che a maggio ha preso tale Kagawa, ’89, dal Cerezo Osaka per 350mila euro. Dopo sei mesi di magie sulla trequarti, vale almeno 10 milioni: il Manchester United ha un’offerta in canna ma anche le big italiane sono sul pezzo e il fatto che sia out fino a fine stagione per infortunio potrebbe fare gioco. Più prendibile lui del ben noto Honda, che piaceva al Milan ma è blindatissimo fino al 2013 al Cska che lo valuta 15 milioni. La strategia Borussia è quella giusta: prenderlo giovane, vederci il futuro e lasciare che ti esploda in mano. Su questa scia il Maiorca, dove Akihiro Ienaga (’86) detto Aki è stato presentato come il David Silva del Sol Levante con tanto di clausola rescissoria da 16 milioni nel caso si guadagni il soprannome. E anche l’Arsenal, che in estate ha provato il velocissimo Ryo Miyaichi (’91): preso e girato in prestito al Feyenoord, dove ha già segnato e spaccato un paio di gare e lo chiamano Ryodinho.

emergenti — L’attuale limitazione dei tesseramenti extracomunitari, certo, non incoraggia, ma il colpo nipponico si può tentare. In Giappone, dove il campionato è appena iniziato, di materiale ce n’è. Shoki Hirai (’87), per esempio, è un martello che gioca esterno d’attacco del 4-3-3, corre ma usa anche il fisico (storico punto debole degli asiatici all’impatto con l’Europa): il Wolfsburg se ne è innamorato, si prende con un paio di milioni. Fa coppia al Gamba Osaka con Takashi Usami (’92), centrocampista offensivo che Van Gaal voleva portare al Bayern già a gennaio. Ecco, è qui che la produzione giapponese è specializzata: giocatori creativi, veloci, bravi col pallone. In tema, da tenere d’occhio Osako (Kashima, ’90, prima punta, bel lottatore), Ono (Yokohama, ’92) e Osaki (Sanfrecce, ’91), più due che quanto a cognome lasciano da pensare. Si chiamano Escudero (’88) e Havenaar (’87), e l’Europa osserva anche loro. Il primo è argentino col papà che lavora a Tokyo, fino a 12 anni Velez poi Kashiwa: esordio a 16 anni, poi si è un po’ perso ma può esplodere da un momento all’altro. L’altro è figlio di un ex portiere olandese che ha giocato 10 anni in Giappone e di una campionessa di eptathlon: la base atletica c’è, insomma, e un utile passaporto comunitario pure, per il resto fa il centravanti, è alto due metri ed è il capocannoniere col Kofu dell’ultima B giapponese. Proprio come Kagawa prima che lo prendesse il Borussia.

europei — Altrimenti, nel made in Japan c’è pure una bella sezione “usato sicuro”. Il Nagatomo della fascia destra, per esempio, si chiama Uchida: due anni fa lo proposero al Bari, ora è allo Schalke 04 dove è un terzino di rara affidabilità e costa almeno 4-5 milioni. Un altro che ha flirtato a lungo con la serie A (Siena, Roma, Bologna) è il capitano della Nazionale, il centrocampista Hasebe, che però ha appena rinnovato con il Wolfsburg. Per la difesa, al Colonia c’è Makino: centrale non enorme ma con senso della posizione e del gol, è quotato intorno ai 3 milioni ma schiodarlo dalla Bundesliga è dura. Sorprese dal sommerso? Ibusuki (’91), centravanti di 1.90 di proprietà Girona che due anni fa passò pure dalla cantera del Real Madrid e ora impazza in terza serie spagnola, oppure Seto (’86), che a 19 anni lasciò Nagoya per andare a fare lo stagista al Corinthians (un anno di soli allenamenti, da volontario, per migliorare) e poi è rispuntato in Romania, trascinando l’Astra Ploiesti dalla C alla A in due stagioni. Gioca playmaker davanti alla difesa, corre per due e ha un tiro micidiale.

Fonte: Gazzetta.it

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