NAPOLI – «La mia vita è stata sconvolta, se ho sbagliato sono pronto a pagare, ma se a sbagliare sono stati altri è giusto che paghino loro». L’ex arbitro di calcio Massimo De Santis, indicato dalle indagini come componente della cosiddetta ‘combriccola romana’, è intervenuto così nel corso della breve udienza del processo a Calciopoli che si è tenuta oggi nell’aula 216 del tribunale di Napoli. «Sono stato intercettato – ha detto De Santis rendendo dichiarazioni spontanee – e la mia vita passata al setaccio anche attraverso attività illecita messa in atto dal gruppo Telecom Pirelli. Hanno messo sotto osservazione me e la mia famiglia, i miei spostamenti e anche i pernottamenti negli alberghi. Per aver preso 23 magliette da distribuire ai miei collaboratori in occasione di un Lecce-Juventus, mi è stato attribuito un profilo mafioso e mi hanno accusato di aver costituito la combriccola romana. Per tutte queste cose – ha proseguito De Santis – non sono potuto uscire di casa e non avrei dovuto aspettare quattro anni per sapere che la combriccola romana con la partita Lecce-Parma non c’entra nulla. Sono stato zitto quattro anni, penso di aver diritto di dire la mia». A questo punto De Santis è stato interrotto dal presidente del collegio giudicante, Teresa Casoria: «Le ricordo che lei è ancora imputato, vedo che si considera già assolto». «Ma la mia vita – ha replicato De Santis – è stata sconvolta». Immediata la risposta del presidente Casoria: «Come capita a tutti quelli che vengono sottoposti a giudizio penale».
Fonte: Ansa
La Redazione di Calciomercatonews.com
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