MILANO – Inter-Barcellona è la partita dell’anno. Nerazzurri contro i campioni di Spagna, d’Europa e del mondo. Una sfida meravigliosa: chi vince stasera apre le porte per la finale del Bernabeu e la gloria. Il Barça è la squadra che gioca il calcio più bello, divertente e vincente. Nel Barça, oggi il gruppo più interessante, emozionante e coinvolgente, c’è Lionel Messi, il miglior giocatore del mondo. Nel gioco del Barcellona ci sono melodie (grandi interpreti, armonia e musicalità) che lo trasformano in uno spettacolo di rara bellezza. Nella costruzione di questo grandissimo team, la società ha avuto meriti e intuizioni geniali. Il Barça veniva da due anni opachi, i suoi big erano appagati e imborghesiti. In particolare Ronaldinho e Deco. La squadra sembrava seguirli in questo declino coinvolgendo anche l’astro nascente Messi. Occorreva una decisione forte ed impopolare: cedere i giocatori con scarsi stimoli e puntare sui giovani. Per realizzare questo programma è stato ingaggiato il giovane tecnico Guardiola che aveva allenato solo squadre del settore giovanile. La decisione sembrava azzardata. Guardiola si è messo al lavoro con entusiasmo, idee chiare e innovative. Con la determinazione e la spregiudicatezza che soltanto i geni possono avere. Il giovane e bravissimo Pep ha vinto tutte le diffidenze. Adesso il Barça gioca un football modernissimo e intonato: tutti cantano in coro e hanno grandi conoscenze. Cercano sempre di imporre il proprio gioco, sono sempre padroni del campo e del pallone. Pensano, sono convinti, che questa sia la cosa migliore per mettere in difficoltà gli avversari ed esaltare le proprie qualità. Si muovono, spaziano a tutto campo per novanta minuti con grande intensità e con la partecipazione di tutti (compresi i talenti). Questa squadra diverte da morire e fa tutto con allegria e determinazione. Il Barcellona è un blocco di 30-35 metri che ondeggia avanti e indietro. Attacca basso: 4-3-3 o 4-2-3-1. La distanza tra le linee è minima per permettere la massima collaborazione in fase difensiva (pressing, raddoppi e fuorigioco) e dare la possibilità a tutti di proporsi in fase offensiva. Quando i blaugrana attaccano, i difensori avanzano fino a metà campo. Quando si difendono, i tre attaccanti sono i primi difensori. Il possesso palla è straordinario grazie agli allenamenti e tradizioni. E, ovviamente, alle qualità di Messi, Xavi, Iniesta, Dani Alves. Il Barça conosce benissimo il calcio e tiene sempre undici uomini in posizione attiva. Con o senza la palla. L’Inter può battere questo straordinario squadrone? Cosa possono fare gli uomini di Mourinho? I nerazzurri lo hanno già affrontato e sofferto nelle due precedenti partite: non devono ripetere quelle prestazioni. L’Inter è cresciuta a livello individuale. Ma è sul piano collettivo che dovrà dimostrare di essere alla pari degli avversari. Se lascia tutte le iniziative al Barcellona ne moltiplica le idee, le sicurezze, la personalità e la possibilità di alimentare i suoi fuoriclasse. Se vuole vincere ed entrare nella storia, deve prendere subito in mano il gioco e spogliare il Barça del possesso palla, la sua arma (e qualità) migliore. I nerazzurri dovranno essere cortissimi, organizzati e collegati tra loro. Le carte decisive potrebbero essere: il pressing, i raddoppi, le marcature, il buon posizionamento e aggredire subito, al fischio d’inizio i difensori. Così come le ripartenze veloci, i fraseggi rapidi, i movimenti di smarcamento, il possesso e l’intensità di manovra. Quindi, per vincere, occorre un atteggiamento da protagonisti e non da comparse. Che sia una grande partita.
Fonte: La Gazzetta dello Sport
Daniele Berrone – www.calciomercatonews.com
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