ROMA – Parole che evitiamo di commentare per non essere troppo pesanti, parole evidentemente gravi e folli. Parole che non ci interesserebbero nemmeno troppo, visti i contenuti, se non fosse che per gente come questa – domenica sera – una madre e due bimbi estranei alla follia delinquente troppe volte vista negli stadi (ed all’Olimpico in particolar modo) se la sono vista brutta.
Ecco l’intervista dell’inviato della ‘Gazzetta dello Sport’ all’ospedale dove il tifoso accoltellato alla gola dopo il derby è ricoverato:
Maximiliano, tu sei il sopravvissuto di una notte di follia. Hai avuto paura di morire?
“Sì, per qualche minuto. Ma me la sono cavata”
Cosa ricordi di quei momenti?
“Tutto, sono rimasto cosciente”
Sei stato aggredito alle spalle, quanti erano?
“Non lo so, non li ho visti, è stato un attimo”
Cosa pensi dei tuoi aggressori?
“Niente, che devo pensare?”
Potevano ucciderti…
“Allora? Dovrei dire che sono infami, pezzi di merda? No, allo stadio le coltellate si prendono e si portano a casa”.
Perché ti trovavi a Ponte Milvio, in mezzo agli scontri?
“E lo vengo a dire a te?”
Allo stadio ci tornerai?
“Certo, perché non dovrei?”.
Perché è stato un derby tanto violento? Non avevate firmato un patto di non belligeranza?
“Sei poco informato”
Il problema è con il gruppo laziale “In basso a destra”?
“Questo lo dici tu”
Ma tu appartieni a qualche gruppo?
“La conversazione è finita”
Luca Brivio – www.calciomercatonews.com
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