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Lotta scudetto, l’editoriale di Garlando

Totti si è già divorato un gol grosso come il Colosseo, il sole estivo della Capitale fa colare sui volti dei giallorossi la stanchezza dell’entusiasmante rimonta, già pagata con la Samp. A Milano invece una pioggerellina autunnale rinfresca i ragazzi di Mourinho, che corrono vispi come sposini e sfiorano il gol appena ci provano. San Siro esplode al gol del Cagliari e pregusta la festa. E invece dal gol di Lazzari, nome che evangelicamente ispira il contropiede a destini sepolti, la Roma risale, nel modo più letterario possibile, cioè con Francesco Totti, il totem, risorto pure lui: dalle sculacciate del Presidente della Repubblica alla doppietta che rianima le speranza della Roma e permette all’Inter di sentirsi campione d’Italia solo per 49 minuti. Rimessi a posto i pollici (in bocca) e prese a calci solo le cose lecite (la palla), il capitano nega la festa anticipata a Balotelli, in gol pure lui: l’emozionante domenica si è concessa finezze del genere. Non solo. Distratta dall’idea della festa, l’Inter concede al Chievo mezza rimonta (da 4-1 a 4-3) e sfiora la paura di un pareggio letale, che ribalterebbe il mondo fotografato al gol di Lazzari. Alla fine, tutto resta come al fischio d’inizio. Tutto ancora aperto. Anche il confronto a distanza di ieri, come la finale di Coppa Italia, ha dimostrato che l’Inter (a tratti travolgente) sta molto meglio. Può attutire con disinvoltura qualsiasi assenza (Lucio, Sneijder), forte di un organico che si è confermato il più forte del campionato. Se vince le prossime due partite, Mou si mette in tasca l’Italia e l’Europa. Ma il solo fatto che la Roma, all’ultima giornata, sia ancora in grado di strappare lo scudetto ai più forti, basta a raccontare i meriti immensi della squadra e di chi la guida. L’Inter è favorita, ma l’ultimo atto non è così scontato. L’orgoglioso Siena, già spacciato, ieri ha fatto un punto a Firenze. Domenica se la giocherà, probabilmente più di quanto abbia fatto il Chievo sul 4-3 e più del Cagliari di Jeda. Il fascino di questo torneo è anche la sua libertà: libere Samp e Palermo, rampanti, di giocarsi la Champions, mentre le nobili Milan e Juve perdevano ancora, afflitte senza sconti dai propri limiti. Il campionato, che ci ha raccontato una storia sportiva splendida, merita un epilogo all’altezza, limpido e sereno. Chi ha intenzione di intossicare l’ultima settimana con sospetti e veleni, eviti, se ci riesce.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

La redazione di www.calciomercatonews.com

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