MILANO – E adesso chi ci darà il «titulo»? Chi apparecchierà le nostre prime pagine, chi riempirà di polpa i nostri taccuini? José Mourinho è stato il tornado che ha capovolto il calcio italiano e spalancato le finestre dei giornali, portando una ventata di aria fresca. Quanto tempo abbiamo campato su «zero tituli», «non sono pirla», «prostituzione intellettuale», «mister Barnetta» e altri colpi di genio. Mou ha costretto noi giornalisti a non fermarci davanti alla porta dell’ovvio («decide il mister», «dedico il gol alla fidanzata», «l’avversario è stato ostico») e i suoi colleghi ad abbattere gli steccati del politicamente corretto. E adesso che Josè è a Madrid a solleticare la gola degli spagnoli, in Italia ci si chiede che cosa resterà. Qualcosa resterà, forse. Non esistendo sulla Terra un altro Mou, qualcuno si metterà a copiarlo. Magari non nei discutibili eccessi, che non sono mancati. Le perle mouriniane di questa pagina, piccola parte di quelle pronunciate da Josè nei due anni interisti, dimostrano che il calcio può essere spiegato anche così. Con quell’effetto «carta vetrata» che all’inizio può stupire o indispettire, che a volte supera il livello del buon gusto, ma poi riporta il calcio sul suo pianeta originario. Quello del gioco e dello sfottò.
Fonte: Gazzetta dello Sport
Redazione Calciomercatonews.com
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