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Calciomercato Juve, l’editoriale di Veronesi: “Con Pepe e Motta non si va lontani”

TORINO – L’assunto di Cartesio secondo il quale l’edera non va più in alto del muro che la sostiene è veramente difficile da contraddire. Di sicuro vale nel calcio, dove l’aleatorio e l’imprevedibile possono tutt’al più influire sul risultato di una singola partita, ma il cosiddetto giudizio del campo sulle stagioni o sui cicli finisce sempre per essere figlio della logica. Erano figlie della logica le figuracce dell’Inter finché la dirigenza si ostinava a spremere frutti come Recoba e Adriano, così com’è stata figlia della logica la vittoria in Champions di quest’anno, dopo l’inverosimile scambio Ibrahimovic-Eto’o + 50 milioni dell’estate scorsa. Così, purtroppo, nemmeno 45 anni di profonda e grata fede bianconera possono impedirmi di riconoscere nell’attuale atteggiamento della Juventus i tratti di una penosa, inesorabile decadenza. La scelta di Delneri anziché di Benitez, l’ingenua attitudine a fare il mercato insieme alla stampa e non a sua insaputa («una palabra, un milione mas», ha detto Mourinho quando gli hanno chiesto quali giocatori avrebbe voluto portare al Real), la ricerca sul mercato di sole seconde linee, lasciando alle grandi il privilegio di trattare i fuoriclasse e alle piccole di scoprire i giovani talenti, tutto questo fa pensare a un fatale (ma non dite involontario) ridimensionamento. Pepe e Motta sono i giocatori che Delneri avrebbe potuto chiedere a Marotta se fossero rimasti entrambi alla Sampdoria, per irrobustirne la panchina in vista della Champions League. Per far tornare grande la Juventus ci vuole altro, e poiché si tratta di una cosa fin troppo facile da capire, se ne deduce che la Juve non intende tornare grande, ma acciambellarsi insieme alle altre ai piedi dell’Inter e accontentarsi di lottare per un piazzamento. È molto triste ma è così, e bisognerà che prima o poi la nuova dirigenza smetta di raccontar favole e si decida a dirlo chiaro e tondo: è infatti meno arduo accettare un ridimensionamento consapevole (per via della crisi economica, delle ristrutturazioni di Fiat, eccetera) che un’altra stagione di vaniloqui e umiliazioni come quella appena terminata. Guardiamo la realtà: è stato scelto un allenatore che, a sessant’anni, come miglior risultato in carriera ha il quarto posto di quest’anno; gli acquisti sciagurati delle stagioni passate genereranno pesanti minusvalenze che condizioneranno i bilanci futuri; si stanno portando a Torino giocatori che la domenica mattina sono abituati a non sapere se andranno in campo o in panchina. E questo è il muro. L’edera dove potrà arrivare?

Fonte: Gazzetta dello Sport

La redazione di  www.calciomercatonews.com

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