JOHANNESBURG (Sudafrica) – Le si sente in ogni partita, e qualcuno ha pure proposto di vietarle. Da casa sembra un nuvolo di mosconi, chiusi dentro il televisore, ma la storia delle Vuvuzelas, parte da lontano, precisamente dall’Italia. Sì, proprio da casa nostra. Da quei Mondiali del ’90, in cui il calcio africano cominciava ad affacciarsi al grande pubblico. Proprio il gruppo di africani al seguito delle loro nazionali, le seguiva con trombette rudimentali, costruite con ciò che si trovava al momento. Da qui, l’idea di un imprenditore africano, Neil. Produrne in plastica per tutti i tifosi. Oggi il giro d’affari è di 5 milioni di euro, e tra polemiche e proposte di silenziatori, il Sud Africa si difende “La vuvuzela è il simbolo del modo in cui noi celebriamo questo evento e ci piacerebbe che il mondo facesse altrettanto”.
Alessandro Iraci – www.calciomercatonews.com
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