TORINO – Cosa sta succedendo nel variegato universo juventino? Perché illustri maitre a penser si permettono di criticare un nuovo gruppo dirigente ancora prima che abbia sviluppato il proprio progetto? È forse l’ansia degli insuccessi recenti dei bianconeri? È la paura di dover recitare un ruolo inevitabilmente diverso dal recente passato? Hanno scritto che per vincere ci vogliono solo ed esclusivamente grandi nomi. Sicuri che sia così? Andate a rileggere i titoli della scorsa estate dove la Juventus dei vari Diego, Melo e Cannavaro veniva definita stellare ed invincibile. Nel calcio non esistono verità assolute. Ma la passione, lo spirito di sacrificio, l’abnegazione per il lavoro e l’attaccamento alla maglia fanno spesso la differenza. Proprio per questo, prima di acquistare un campione devi valutare l’uomo. Pochi giorni fa Pavel Nedved mi confidò che quando segnò il gol del pareggio in una partita importante pochi compagni lo abbracciarono. In quel momento capì che la squadra giocava contro l’allenatore. Così finì la storia juventina di Claudio Ranieri. Così finirono le storie di Ciro Ferrara prima e di Alberto Zaccheroni poi. È un uomo vero chi gioca contro il proprio allenatore e contro la propria maglia? È da qui che dobbiamo ripartire: dagli uomini veri. Non è con i nomi che l’Inter è diventata una squadra vincente. Quanti anni e quanti milioni di euro ha dovuto investire Massimo Moratti prima di trionfare in Europa? Certo, Gigi Delneri ha davanti a sé una scommessa molto difficile da vincere. Ma ha una certezza in più rispetto a chi lo ha preceduto: non sarà lasciato solo. Le vere garanzie di questo nuovo corso bianconero sono Andrea Agnelli e Beppe Marotta, un numero uno assoluto nell’ambiente del calcio, capace con pochi investimenti di creare un piccolo gioiello come la Sampdoria e di gestire un fenomeno come Antonio Cassano. Loro sono la forza vera per tornare a vincere. E mi piace quello che il nuovo presidente della Juve, Andrea Agnelli, ha detto ai tifosi venerdì scorso, concetti come quelli di squadra, passione, lavoro. Ma, per favore, smettiamo di pensare alla Juve che nella finale Mondiale del 2006 aveva in campo 11 giocatori. Quella era un’altra storia. Ora bisogna lavorare in silenzio e solo il campo deciderà il futuro che ci aspetta.
Fonte: Gazzetta dello Sport
Redazione Calciomercatonews.com
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