PRETORIA (Sudafrica) – Lo mettono in croce, lo criticano, lo insultano. Se fai il cittì ad un mondiale, niente di speciale. Se lo fa in Brasile, addirittura la norma. Eppure Carlos Dunga, faccia arcigna e look dai colori, se la sta cavando benissimo. In patria lo prendono a male parole sui siti, radio, tv e giornali, ma lui è già agli ottavi. Come? Non certo grazie a pareggi risicati o prestazioni dubbie. Ma col gioco e coi gol. Il suo teorema è così semplice da rasentare la banalità: grande difesa – Julio Cesar, Lucio e Juan – esterni che spingono – Bastos e Maicon – centrocampo tosto – Gilberto Silva e Felipe Melo stopper aggiunti davanti alla difesa – altri esterni a spingere – Elano e Robinho – Kaka ad ispirare e Luis Fabiano a realizzare. Non sarà il massimo, ma rende. Non c’è l’invenzione strategica, la rivoluzione copernicana, ma funziona. E la risposta ai critici brasiliani, per Dunga, non è alla “Tafazzi“: lui non rinuncia alla qualità. Lui il miglior ispiratore che possiede, lo manda in campo anche se non sta benissimo. E l’attaccante è di quelli veri. Se poi anche Elano – preferito a Dani Alves – la butta dentro, il quadro è completo. Il parallelo con l’Italietta è scioccante. A parità di critiche e di scetticismo, Dunga dimostra di avere – oltre ai giocatori – le idee molto chiare.
Fare il commissario tecnico ad un mondiale in paesi ad alto coefficiente calcistico come Brasile oItalia è mestiere ingrato. Ma quando arriva il momento occorre essere decisi, puntuali, convinti. Dunga l’ha fatto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Brasile che se vuole, togliendo il freno a mano, segna e diverte. E soprattutto rischia poco. Il credo del cittì dall’abbigliamento modesto, ma dai risultati eccellenti. E’ questo il Brasile che ha in testa – come sempre – l’idea di portarsi a casa laCoppa del mondo, che poi sarebbe la sesta. In una edizione che, mostrando i muscoli dell’Argentina – anche lei 5 gol fatti – dell’Uruguay e anche di Paraguay e Cile, sembra sorridere a chi gioca al di sotto dell’Equatore. Contro chi, come Francia, Italia e Inghilterra (la Spagna merita un appello) gioca invece sotto la linea della decenza.
fonte: sportmediaset.it
La Redazione di Calciomercatonews.com
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