MILANO – Ti poteva essere simpatica oppure odiosa ma il bello dell’Olanda era che ti teneva incollato alla tivù a guardarla con un po’ di invidia. La meraviglia del calcio totale. Bellie bravi, tutti alti, con lunghi capelli e collanine, un po’ figli dei fiori nella band degli anni Settanta. Con Cruijff o senza, quell’Arancia meccanica era arrivata due volte in una finale mondiale (1974 e 1978). L’Olanda non ha mai smesso di produrre grande calcio e campioni, ma né Gullit, Van Basten, Rijkaard e Koeman, né la generazione dei Van der Sar, De Boer, Davids, Seedorf, Bergkamp e Kluivert è mai riuscita a toccare un traguardo così alto. Curiosamente, ce la fa questa Olanda di Bert van Marwijk, che è avara e un po’ triste, ha meno qualità individuali e nessun progetto offensivo sul piano del gioco. In pratica — stando ai risultati — questo modello funziona. In Sudafrica, l’Olanda ha sempre vinto. Con la sponda di qualchegollonzo, ha centrato l’en plein: sei partite su sei. Gli olandesi non ne potevano più di essere ricordati soltanto per le loro simpatiche e sfortunate partecipazioni. Così Van Marwijk ha preso a modello l’Italia 2006, l’ha adattata al genero Van Bommel e al gioco dei suoi assi, Sneijder e Robben. Peggio per il Real che li ha ripudiati. Ora la corsa al Pallone d’oro è un piccolo derby.
fonte: gazzetta dello sport
la redazione di www.calciomercatonews.com
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