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Juventus-Inter, Materazzi: «Match poco chiari prima di Lazio-Inter del 2002»

JUVENTUS INTER MATERAZZI CALCIOPOLI – «Penso che Zidane debba prima di tutto chiedere scusa a se stesso perchè la carriera è sua e non mia». Questa la riflessione di Marco Materazzi sulle ultime dichiarazioni del giocatore francese che non ha alcuna intenzione di chiedere perdono per la testata con cui colpì l’azzurro nella finale del Mondiale del 2006. Nessuna replica invece all’ex allenatore dell’Inter Rafa Benitez che a un mese dal suo addio ha notato come gli infortuni non siano scomparsi e come invece la squadra sia stata rinforzata. «Non discuto di Benitez», ha tagliato corto il difensore nerazzurro che ha voluto invece ribattere all’ex direttore generale della Juventus Luciano Moggi, secondo cui fu l’Inter a gettare al vento lo scudetto nel 2002 perdendo all’ultima giornata di campionato contro la Lazio. «Ho sempre premesso che noi abbiamo buttato quella partita ma – ha spiegato Materazzi a margine della presentazione del libro ‘La mediazione nel pallone’ – ho sempre detto anche che prima c’erano state molte partite non limpide». Infine, un accenno alla prossima sfida contro la Juventus: «Molti miei compagni sono ancora in Nazionale, ma ci stiamo preparando bene», ha assicurato Materazzi.

COI GIOVANI? BASTONE E CAROTA – Il volume presentato alla Libreria dello Sport racconta l’esperienza di un gruppo di mediatori nelle squadre del settore giovanile dell’Inter e sulla gestione psicologica dei conflitti all’interno dello spogliatoio. A proposito, Materazzi ha osservato che «quando c’è confronto c’è chiarezza, è meglio dirsi tutto in faccia. Comunque – ha continuato – nella mia carriera ho avuto problemi con poche persone, basterebbe al massimo una mano per elencarli, questo fa onore a me e anche agli altri». Intanto sembra che il difensore abbia preso sotto la sua ala protettrice tra gli altri uno degli ultimi arrivati in nerazzurro, Andrea Ranocchia. «E così cresce bene…- ha sorriso Materazzi -, noi accogliamo bene tutti quelli che arrivano, l’importante è che siano bravi ragazzi e buoni calciatori. Con i più giovani a volte serve il bastone e a volte la carota, ma l’importante è che si vada in una direzione comune».

Fonte: Tuttosport

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