CHIEVO-MILAN JACOBELLI MANO DI ROBINHO – Robinho ieri a Verona ha perso una buona occasione per dimostrare che un altro calcio è possibile. Che si può vincere senza colpi di mano e senza prendere per i fondelli gli avversari. Che il fair play non è un optional da acquistare al supermercato. Invece no. In redazione abbiamo appena rivisto per la centoquarantesima volta ciò che non ha visto solo il mitico Banti (mitico perchè una cantonata del genere macchia per sempre la sua carriera, checchè ne dicano Braschi e Nicchi). Non soltanto il milanista si è aggiustato il pallone con un braccio e ha segnato. Ma ha pure esultato, ha ballato il samba, ha mostrato la maglia ai suoi tifosi. Un autentico sacrilegio nel giorno del venticinquesimo anniversario di Berlusconi presidente. Peccato. Perchè dal simbolo di un calcio gioioso, brasileiro e suggestivo ci saremmo aspettati ben altro. E non cominciamo con la solita solfa che così fan tutti; che mica doveva essere Robinho ad andare controcorrente; che, in fondo, c’è in palio lo scudetto e ogni mezzo è lecito per vincerlo. Perchè proprio qui sta il punto. Sarà più importante diventare campioni d’Italia senza barare sul campo o no? Si può invocare la lealtà, la correttezza, la sportività o, invece, diamo un calcio a tutto e ci rassegniamo a questo football marcio? Peccato, Robinho. Davvero peccato. Lei è un grande calciatore, sarebbe potuto diventare un grande esempio da imitare. Purtroppo, si è comportato come Thierry Henry, testimonial Unicef (!), capitano della Francia che, grazie al colpo di mano contro l’Irlanda da cui scaturì il gol di Gallas, si qualificò a Sudafrica 2010 eliminando la squadra di Trapattoni. Ancora rimbomba nella testa l’ira del Trap che, rivolto a Blatter e alla sua Fifa, sbottò: “Ci mandate in giro nelle scuole a predicare l’onestà, il fair play, il rispetto delle regole e poi accettate queste porcherie?”. E’ questo il calcio che le piace, signor Robinho?
Fonte: Quotidiano.net
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