INTER BIVIO LEONARDO SCHALKE MODULO – Il male minore è quel numero impietoso che lo riguarda: nella storia del derby di Milano, nessuno ne ha mai persi tre su tre come lui, neanche Hector Cuper cui pure fu rinfacciato il bilancio personale di 4 sconfitte e una vittoria. Ora che ha messo alle spalle la tempesta del confronto diretto con il suo passato, oggi a Leonardo resta una gestione ben più complicata: quella della delusione del presidente Moratti per la genesi e l’esito del derby e quella del momento forse più delicato da quando allena l’Inter. Anche più del post sconfitte con Juventus e Bayern, che fra l’altro richiama un dato sulla carta confortante: nel corso della gestione del brasiliano, dopo una sconfitta o un mezzo passo falso è sempre arrivato un risultato positivo, e fra l’altro sempre in trasferta, dunque perché il trend dovrebbe cambiare con una gara in casa (Schalke 04) alle porte? Il discorso di ieri mattina Restano sette partite di campionato, e la classifica è così corta da poter guardare avanti in chiave scudetto, ma pure da doversi guardare alle spalle in vista della prossima Champions League; resta alla portata una semifinale di questa Champions League, come pure un’altra finale di Coppa Italia: insomma il vero momento-chiave della stagione è questo; è qui, è adesso, che si vedrà il Leonardo allenatore, quello che deve confermarsi, rialzando l’Inter dal punto di vista psicologico e anche tattico. Ai giocatori il tecnico ha parlato ieri mattina: solo In certe partite il 4-2-1-3 diventa fragile: mancano sacrificio in fase difensiva, freschezza e alcuni cardini un confronto di una decina di minuti per ribadire concetti già espressi nella notte a Inter Channel. «Questa squadra è troppo esperta, non molleremo: siamo sempre lì, ogni gara è una storia a sé, e se quella del derby non è stata una bella storia, ce ne restano ancora sette. E sette partite sono tante» . La testa non basta Ma per quanto importante, non può essere sempre e solo la testa a fare la differenza. E, su tutte, resta attuale una considerazione tattica: è il 4-2-1-3 lo spartito ideale per l’Inter sempre e comunque, ovvero a prescindere dal tipo di partita da affrontare? Al di là del derby, che ha risposto no, l’impressione è che quel sistema di gioco sublimato da Mourinho fosse figlio — a proposito del Coelho amato da Leonardo — di un’alchimia unica nel suo genere, e molto contestualizzata in quel momento storico dell’Inter. Alchimia irripetibile? E le alchimie non sempre si replicano uguali a se stesse, tanto più se ne vengono a mancare dei presupposti: la feroce attenzione alla fase difensiva che nasceva dalla disponibilità totale al sacrificio da parte di tutti (compresi Eto’o e Pandev); la freschezza fisica e atletica di quella squadra, ove adesso— dopo aver viaggiato sempre in salita per rincorrere — a volte si vedono giocatori stanchi, o co- munque non al top; il rendimento straordinario, e oggi appassito, di elementi chiave, perché un Milito così era unico (e Leonardo praticamente non lo ha avuto), un Pandev così spostava gli equilibri, uno Sneijder e un Maicon così spaccavano le partite. Chi davanti alla difesa? Nel derby, ma non solo, ad apparire tatticamente spaccata è stata invece l’Inter: l’esatto contrario del presupposto base per giocare con il 4-2-1-3. Ecco perché Leonardo come minimo mediterà sull’opportunità di tornare al 4-3-1-2: al di là del dubbio-equivoco che comunque gli propone (chi fra Thiago Motta e Cambiasso davanti alla difesa, visto che è lì che entrambi rendono di più?), oggi parrebbe essere il sistema di gioco più solido e sicuro. Perlomeno per ripartire.
Fonte: Gazzetta dello Sport
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