Scudetto 2006, Moggi: lo ha vinto la Juventus e va revocato


SCUDETTO 2006 CALCIOPOLI MOGGI INTER JUVENTUS – Le 72 pagine della relazione di Palazzi avranno forti conseguenze, lo dichiara Luciano Moggi nel corso di un’intervista al Corriere dello Sport: “Se ho riletto la storia? Potrei dire che l’ho riscritta, visto come sono andate le cose. E sono andate proprio come dicevo io”. La condotta evidenziata dalle intercettazioni emerse nell’estate del 2006 era comune a molti tesserati: E ciò che accadeva è sotto gli occhi di ognuno di noi. Solo che ora c’è pure la relazione del dottor Palazzi a sostenerlo. Sino all’altro giorno – invece – sembravo un eretico, un visionario. Oppure, no, ero il male assoluto”. Eppure è stato propro lui, imputato numero ai tempi di calciopoli, a portare alla luce le nuove telefonate: “E’ stato allestito un gruppo di lavoro, per non sciupare alcun dettaglio. Sono state sbo­binate migliaia e migliaia di telefonate su centocinquantamila: non so dire quante, di preciso, ma credo molto più di venticinquemila. E’ stata spesa una fortuna di cui qualcuno dovrebbe pure ripagarmi. Ma fa niente, l’ho fatto per me, per onore della verità e di una giustizia che nei confronti del sottoscritto è stata tutt’altro che giusta. L’organizzazione? Ma quale organizzazione, mi dicano quale? La Juventus di Moggi, Giraudo e Bettega si comportava alla stessa maniera dell’Inter di Moratti e di Facchetti, avevamo buoni rapporti, discutevamo, parlavamo, almeno come facevano gli altri. E, posso dire, non siamo mai entrati nel merito, come in alcune intercettazioni emerse grazie a me: ai designatori, c’è chi avanza richieste precise, metti questo arbitro o metti quest’altro… Mi permetto di citare personaggi illustri: c’è stato chi ha detto, e non è Moggi, che la sentenza del 2006 è stata emessa abbracciando il sentimento popolare; c’è stato chi ha detto, e non è Moggi, che si era tornati alla Santa Inquisizione; e c’è stato anche chi ha detto, e non è stato Moggi, che quel processo non era un processo. Oggi io dico ciò che ho sempre sostenuto: Calciopoli è stata semplicemente la figlia di un meccanismo perverso. E non è provato, ora? Ci fosse stato il tempo per indagare seriamente, si sarebbero sapute prima queste verità nascoste, sfilate via chissà come. Ed avremmo avuto ben altre decisioni. All’epoca, era consentito telefonarsi con i designatori e a Natale, ricorderete, c’era persino la cena: tutti assieme, pure gli arbitri, intorno ad un tavolo. Mai esistito un divie­to, altrimenti sarebbe stato rispettato”. L’ex dg della Juventus risponde a chi lo accusa di gettare fango sullo scomparso Facchetti: “Sono costretto a farlo dagli eventi, non permancanza di rispetto. Probabilmente era nel­l’indole dell’Inter e del suo presidente reclamare. Cito a memoria una serie di episodi: in una Inter-Venezia, al 33′ del primo tempo, viene espulso Cordoba. E Facchetti nell’intervallo ha da ridire con la terna. Non so se sia il caso di parlare di pressioni. Però, quando Coppola, l’assistente, tenta di confessare ad Auricchio, viene stoppato: a noi dell’Inter non interessa nulla”. Nonostante le fresche rivelazioni, resta l’amaro in bocca per gli avventimenti del 2006, anche per quanto riguarda il comportamento della Juve: “Fu l’avvocato della Juventus che so­stenne di aver letto gli atti in quattro giorni efu sempre il legale bianconero che parlò di serie B come punizione congrua. E invece no. In quei giorni, mi sono sentito solo. E lì forse è scattata la molla per mettersi all’opera. Poi ho saputo che un arbitro, non avendo possi­bilità economica, scelse il rito abbreviato. Il mio stato d’animo, cinque anni dopo, non è cambiato: sono sempre stato sereno e convin­to di non essermi comportato in maniera diversa rispetto agli altri. Ma aggiungo che so­no soddisfatto per aver contribuito ad alleviare le sofferenze di direttori di gara come Dattilo, Pieri, Cassarà e Bertini, distrutti da un teorema fasullo. Prima io ero loro conoscente, ora li sento come amico. Ognuno tirava l’acqua al proprio mulino, non essendoci limitazioni. Ma io noto ancora disparità: perché Moggi e Giraudo vengono radiati avendo violato l’articolo 1; mentre per l’Inter, che invece emerge come inosservante – ed in che modo – dell’articolo 6, sarà applicata la prescrizione. Io al proces­so non sono riuscito a difendermi e le telefo­nate portate alla luce da me dimostrano che, in presenza di un giudizio non sommario, avrei invece potuto farlo. Lo scudetto?La Juventus lo aveva vinto, perché di gran lunga superiore alle avversarie. Io continuo a sentirlo mio e di tutti quelli che lo hanno conquistato, però capisco e penso che alme­no la revoca di chi se l’è ritrovato appuntato addosso vada presa in considerazione. Almeno quella”.

Paolo Bardelli – calciomercatonews.com