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Moggi si schiera al fianco di Conte: Se l’Italia è questa allora meglio andare all’estero

JUVENTUS CONTE – Solito editoriale piccante dell’ex dg Luciano Moggi. Come ogni martedì, scrivendo per Libero, l’ex bianconero ha analizzato i casi più caldi della settimana. Questa volta si è soffermato sulla situazione di Conte, nel mirino della critica dopo l’esultanza del Dall’Ara: “Immaginate la Juventus nelle vesti di un peso medio e il Bologna nelle vesti di un peso gallo, osservate attentamente la diversità di rendimento delle contendenti nei due tempi, buon primo tempo dei bolognesi, dominio juventino nel secondo tempo che ha poi sancito la netta vittoria dei bianconeri. Trattandosi di una certa ripetività di risultati sempre alla stessa maniera può nascere non la certezza, ma il sospetto che nella maggior parte dei casi la Juve riesca prima a stancare l’avversario e poi a trafiggerlo. A parte poi la disgraziata mossa di Pioli che sostituisce, nel secondo tempo, Kone con Naldo che rientra in maniera negativa nei due gol della Juve. E la Juve se ne va. Ha ragione Conte quando si riferisce ai comportamenti dei tifosi avversari, che accolgono l’arrivo del pullman della società bianconera, con sassi e bastoni, come si fosse di fronte ad una guerra tra popoli anziché di fronte ad un gioco, perché il calcio è un gioco. Se da una parte questo significa che la Juve è ritornata ai fasti di un recente passato quando dominava dovunque andasse, quella Juve invidiata da tutti che mandò ben 9 giocatori alla finale di Berlino 2006 divisi tra Francia e Italia che appunto si contendevano il titolo mondiale. Ciò però non può e non deve permettere a chi non sapeva e non sa lavorare di diffondere sempre le stesse malignità, che in passato, contemporaneamente alla morte di Gianni Agnelli, dell’avvocato Chiusano, e in ragione delle lotte per la successione, caddero tutte sulle spalle dei dirigenti juventini del tempo, rei soltanto di aver operato bene facendo grande la squadra, la conseguenza: la società in B, i dirigenti di quel tempo abbandonati al loro destino dalla società stessa, tante famiglie distrutte. Se in questo paese lavorare con dedizione e professionalità significa andare incontro a questi problemi, allora ha ragione Conte, meglio emigrare. Così come hanno fatto e stanno facendo i nostri allenatori migliori, così come non manifestano più il desiderio di venire in Itali gli assi stranieri.

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