Editoriale: l’Inter come la “vecchia” Juve, dalla finale di Champions al disastro di Inter-Atalanta

EDITORIALE INTER JUVENTUS CHAMPIONS DISASTRO ATALANTA – Il calcio vive di cicli e poche logiche. A volte servono davvero pochi ragionamenti per arrivare alla radice. Poniamo oggi un parallelismo scomodo ma quanto mai attuale. Prendiamo quest’oggi ad esempio la Juventus: sino a tre stagioni fa il 7° posto era il suo habitat naturale. Una squadra molle, poche volte realmente cattiva se non nei grandi appuntamenti, deficitaria nel carattere e perché no anche nella qualità in mezzo al campo. Guardiamola 3 anni dopo, oggi: la Juventus vince e convince in Italia, sebbene paghi il dazio di quegli anni bui in Europa (chiedere al Bayern Monaco per informazioni). Lasciamo per un attimo la Juventus per concentrarci sull’Inter. Un altro piccolo sforzo di memoria storica, non troppo difficoltoso: a che punto era l’Inter tre stagioni fa? Facile far riaffiorare i ricordi: dominava in Italia ed in Europa, schiantando costantemente gli avversari nello stivale e nel vecchio continente. Torniamo ai giorni d’oggi. La situazione della squadra nerazzurra è davanti agli occhi di tutti: una squadra martoriata sì dagli infortuni, ma che nei momenti cruciali della stagione si è fatta trovare impreparata. Sono davvero numerose le occasioni fallite dai meneghini quest’anno. Quante volte alla squadra di Stramaccioni è mancato quel qualcosa per chiudere le partite? Eleviamo ad esempio la sfida con l’Atalanta di ieri sera, mettendo un attimo da parte le chiacchiere sugli errori arbitrali. Mai una squadra come l’Inter di tre stagioni fa avrebbe regalato l’impresa, sul suo campo, ad una squadra qualitativamente inferiore come l’Atalanta. 3 gol recuperati in men che non si dica ed il crollo del castello Inter, sotto i colpi del killer settimanale German Denis. Proprio come la Juventus di pochi anni fa: la squadra bianconera, con il risultato in pugno, era solita regalare la domenica della vita alle avversarie, più o meno blasonate che fossero.

Cosa è accaduto dunque di così rivoluzionario in queste tre annate per notare un tale squilibrio? Come l’ Inter è riuscita a cambiare la sua faccia con quella della Juventus? Possiamo portare avanti una tesi: appagamento nerazzurro dopo anni gloriosi. Ci può stare, certo. Occhio però: una società di tale prestigio e caratura, non può fallire così clamorosamente la programmazione di 3 stagioni consecutive, nascondendosi dietro ai trionfi gloriosi di quella meravigliosa annata. Non che la società di Massimo Moratti l’abbia mai fatto pubblicamente, attenzione. Questo appena elencato è più un sentimento dei tifosi, atto a giustificare troppo spesso una conduzione dirigenziale ampiamente insufficiente. Rievocare quella magica notte spagnola del maggio 2010, pare pulire le coscienze di chi, calcisticamente parlando, di malefatte ne ha compiute a bizzeffe negli ultimi mesi.

Più che appagamento dunque, pare senza dubbio più corretto parlare di assenza di un’idea stabile, di un progetto unico e vincente. Appare necessario, a parer di chi vi scrive, un mea culpa ed un’ennesima, seppur doverosa, rivoluzione totale. Magari prendendo spunto dai rivali bianconeri. La storia ci insegna infatti che per far spazio ad un progetto, dalla Juventus sono stati allonatati Jean Claude Blanc, Alessio Secco e vari membri della dirigenza. E’ stato dato anche il benservito ai tecnici alternatisi senza alcuna logica sulla panchina bianconera ed il nuovo corso è partito. E’ stato dato spazio ( e tempo) a Marotta, Paratici ed Antonio Conte con risultati subito evidenti: primo scudetto in bacheca, secondo consecutivo in arrivo.

Perché, senza alcun dubbio, “progettualità” è la parola alla base del calcio moderno. Quella progettualità che davvero è mancata all’Inter in queste stagioni dopo il regno dell'”Imperator” Josè Mourinho.

Per fare una breve sintesi: l’Inter di oggi è diventata la Juventus dei settimi posti. Senza sé e senza ma. Con buona pace di chi ancora ha negli occhi la vittoria della coppa dalle grandi orecchie in quella notte spagnola di maggio.

Mauro Piro – www.calciomercatonews.com