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Guardiola, Barcellona e Bayern Monaco a confronto: come fallisce una filosofia di gioco


GUARDIOLA BARCELLONA BAYERN MONACO – Ha fallito e di alibi se ne trovano davvero pochi. Un avversario più forte? Non basta se in squadra hai gente che si chiama Robben, Ribery e Muller. Game Over per Pep Guardiola di fronte ad un Real Madrid che ha saputo sbriciolare la controfigura della corazzata tedesca che siamo abituati a vedere in Bundesliga. Una sconfitta per 4-0 all’Allianz Arena è un’umiliazione difficile da digerire per più motivi, primo fra tutti la grande aspettativa che la società bavarese aveva nei confronti del tecnico catalano. Quasi un anno fa il club tedesco stupiva tutti centrando uno storico Triplete: campionato e coppa di Germania vinti in scioltezza e una Champions League ottenuta superando il Borussia Dortmund. A distanza di un anno al Bayern restano in mano dubbi e un comprensibile amaro in bocca. Guardiola alza bandiera bianca al cospetto di un Ancelotti super capace di incatenare il suo gioco spagnoleggiante evidentemente non consono a varcare i confini della Liga. Mettendo a confronto il Barcellona dei tempi d’oro e il Bayern Monaco di questa stagione cerchiamo di capire perché la filosofia tattica di Pep non è riuscita ad attecchire come dovrebbe. Sicuri che si tratti soltanto della morte del Tiki-taka?

BARCELLONA: non solo Messi
Il 4-3-3 disegnato da Guardiola parte da lontano. E’ soltanto la punta dell’iceberg di un progetto costruito con pazienza anno dopo anno. Con la maggior parte dei giocatori provenienti dalla Cantera, i blaugrana usavano predisporsi con una linea difensiva a quattro che in pratica vedeva i due terzini, Dani Alves e Abidal, avanzare fin sulla linea dei centrocampisti. Ecco che Busquets arretrava a dar man forte a Piquè e Puyol con Xavi e Iniesta liberi di creare un reticolato che imprigionasse gli avversari con un possesso palla sfiancante. Davanti ci pensava poi il tridente offensivo a muoversi con i tempi giusti per dare sfogo alla manovra con i vari Messi, Fabregas, Pedro e Sanchez. Punte leggere trasformate in falsi nove. Quello che davvero contraddistingueva il Barça non erano soltanto gli innumerevoli passaggi effettuati tra i suoi campioni ma la forza dell’intero collettivo di pressare quando la palla era tra i piedi degli avversari. Con un controllo totale del ritmo di ogni match il club catalano risultava imprevedibile e camaleontico.

BAYERN MONACO: la brutta imitazione del Barça
Prendere il Tiki-taka e portarlo in Germania: non basta per riprodurre lo spirito del Barcellona in una squadra che non ha niente in comune con i blaugrana. Forse è questo l’errore più grande di Guardiola ovvero pensare di riproporre un modello irripetibile in un contesto e in un club dal dna diverso rispetto a quello dei catalani. Un 4-1-4-1 di base solido in patria ma vulnerabile al cospetto di squadre europee blasonate. Heynckes era riuscito a creare una macchina in grado di esaltare la fisicità dei suoi giocatori, un 4-2-3-1 difficilmente migliorabile ulteriormente. Il Bayern visto contro il Real Madrid è apparso un panzer utilizzato come se fosse una Ferrari, snaturato dei suoi punti di forza, vulnerabile in difesa e nullo in zona offensiva. Probabilmente è questa la radice del fallimento dei bavaresi che hanno osato volare ancora più in alto di dove erano arrivati. Come è finita lo sanno ormai tutti.

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