Accuse pesantissime. Parla il padre di Malanda, il giocatore del Wolfsburg morto a gennaio in un incidente stradale: “Si dice che non si fosse messo la cintura di sicurezza, ma questa è solo parte della verità. Quello del calcio è un mondo malato. I procuratori di mio figlio sono responsabili della sua morte. Lo hanno allontanato dalla famiglia, lo utilizzavano come una macchina per fare soldi. Gli hanno raccontato un mucchio di sciocchezze e gli hanno fatto promesse evidentemente irrealizzabili. Noi (la sua famiglia ndr) abbiamo provato a farlo restare con i piedi per terra, ma chi gli stava intorno ce lo ha messo contro, ha detto che non volevamo il suo bene. Quando è morto non lo vedevo da sei mesi, non sapeva gestire quella valanga di soldi che gli è caduta addosso. Lo hanno cambiato: improvvisamente ha cominciato ad andare alle feste, tornava tardi la notte, lui che non era mai stato un festaiolo ed era sempre stato un ragazzo con la testa sulle spalle. I procuratori hanno il simbolo dei soldi negli occhi. Vogliono guadagnare tanto e subito. Voglio fondare un’associazione che aiuti i giovani calciatori e i loro genitori. è giunto il momento che i talenti del calcio belga facciano le scelte giuste e pensino a crescere in modo sano. Sono uomini, non macchine da soldi”.
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