FOCUS – Scudetto? I pro e i contro di tutte le big

Scudetto

Archiviata la seconda pausa stagionale dedicata agli impegni delle Nazionali, è tempo di rituffarsi nel campionato. Riprende la corsa allo Scudetto delle prime della classe, con Inter e Fiorentina intenzionate a far bella figura con Frosinone ed Empoli, senza dimenticare le insidie che ciascuna partita nasconde. Juventus e Milan saranno di scena stasera allo Stadium, in un match che assume il sapore di uno spareggio: chi perde potrebbe dire definitivamente addio al sogno di scalare la classifica per raggiungere le altre sorelle. Il Napoli fa la conta degli infortuni, mentre la Roma ha già puntato il dito contro il Bologna. Fra le big, chi ha più possibilità di arrivare a mettere le mani sul Tricolore? Noi di Calciomercatonews.com abbiamo provato ad analizzare nel dettaglio tutte le candidature, evidenziando pro e contro di ciascuna squadra…

FIORENTINA

PERCHÉ SÌ – Un allenatore che non ha paura di sporcarsi le mani e predica cose semplici. Questo è Paulo Sousa, molto meno scintillante di Montella, è però più concreto. Il gioco proposto dal portoghese non è bello, ma è pratico. Almeno per il momento. Poche cose, fatte a memoria, non rivedremo il bel possesso palla a centrocampo dell’era Montella ma arrivano i punti ed è questo quello che conta. Difesa solida e un mercato niente male. Kalinic è giocatore vero, sa far tutto e lo fa bene, in pochi lo conoscevano bene e ora tutti hanno imparato a temerlo. Per sognare davvero in grande serve Giuseppe Rossi, uno dei calciatori più forti della sua generazione. Campione di sfortuna, riuscisse a trovare continuità potrebbe fare la differenza.

PERCHÉ NO – Rivedere i gigliati in testa al campionato ha riportato alla memoria le gesta della squadra del Trap. Correva la stagione 1998/1999, toscani in testa per ben 21 giornate. Non accusateci di scarso romanticismo, ma di analogie ne vediamo francamente poche. La Fiorentina attuale non ha elementi del calibro di Edmundo, Batistuta, Rui Costa e Toldo, neppure tali elementi bastarono a conquistare lo scudetto e risulta difficile pensare che le cose possano andare diversamente proprio stavolta. Paulo Sousa ha la fama di tecnico difensivista, nomea che condivide con il Giovanni nazionale, è forse questa l’unica analogia. Il lusitano ha deluso in molte occasioni, trovando successi solo in realtà non di primo livello come il campionato israeliano, quello ungherese e quello svizzero. Vincere il titolo con il Basilea non è certo un’impresa, riportare il tricolore a Firenze sì. Sousa non ha ancora le spalle abbastanza larghe.

INTER

PERCHÉ SÌ – Ruolino di marcia di tutto rispetto, al di là delle più rosee aspettative, per l’Inter di Roberto Mancini che, insieme alla Fiorentina, seppur di poco, guarda tutti dall’alto dopo undici giornate di campionato. La squadra nerazzurra ha lavorato molto questa estate, già dal ritiro di Riscone di Brunico, sulla solidità difensiva ed ha cambiato totalmente volto rispetto all’anno scorso grazie agli innesti di Joao Miranda e Jeison Murillo. Retroguardia grantica, la migliore del campionato, con un Samir Handanovic, in odore di rinnovo, pienamente recuperato dal punto di vista psicologico e morale, pronto a difendere con le unghie e con i denti i pali nerazzurri fino al termine di una stagione che, va ricordato, non prevede impegni europei e garantisce maggior tempo per preparare ogni singola sfida allo staff tecnico. In Italia molto spesso ha la meglio chi riesce a subire meno reti e non più di 4 sconfitte. La solidità fisica può proiettare questo gruppo molto in alto, soprattutto in un’annata in cui manca la squadra capace di ammazzare il campionato, tirare la volata e staccare le altre.

PERCHÉ NO – Molti sono stati i soldi investiti dall’Inter per rinforzare anche il reparto offensivo, finora senza però ottenere i risultati sperati. Seppur i nerazzurri siano in vetta, spesso hanno rischiato di perdere punti importanti per strada per via della poca qualità in un centrocampo incapace talvolta di gestire il pallone e provare a creare la superiorità numerica contro difese ben arroccate come quelle delle medio-piccole italiane. In attesa di ritrovare la smania di Mauro Icardi, fin troppo lontano dalla manovra in certe occasioni, e del definitivo ambientamento di Ivan Perisic, alternativa di gioco più che valida all’estro di Stevan Jovetic, Roberto Mancini deve continuare ad insistere anche su Adem Ljajic, fra i calciatori più tecnici della Serie A, senza ombra di dubbio. A gennaio Erick Thohir dovrà giocoforza investire sul mercato per aumentare il tasso di fantasia della sua mediana, andando magari a prendere quell’Andrea Pirlo di cui tanto si parla nelle ultime ore.

JUVENTUS

PERCHÉ  SÌ – Questo gruppo può solo crescere. Non siamo stati teneri a fine estate con Marotta, che ha sbagliato completamente modi e tempistiche di alcune operazioni, il tasso qualitativo però è molto più alto di quanto pensano alcuni. Dybala ha già dimostrato che la gamba non trema, Pogba sta crescendo, Buffon è sempre Buffon. Il distacco è ampio ma quest’anno la quota punti per il tricolore non sarà alta, tante le squadre in ballo e nessuna sembra avere i mezzi per asfaltare la concorrenza. Proprio la Vecchia Signora, dominatrice incontrastata delle ultime stagioni, potrebbe trarre beneficio da questa bagarre. Marchisio è già pronto per il ruolo da leader, Pogba non ancora, manca un po’ di esperienza per gestire i momenti più delicati ma la follia tipica della gioventù potrà diventare un plusvalore quando gli automatismi saranno più collaudati. Khedira è un’incognita circa la tenuta, le sue doti però non sono in discussione e saprà farsi sentire in mezzo al campo. Infermeria permettendo.

PERCHÉ NO – La squadra si è indebolita. Non ci riferiamo strettamente al tasso tecnico, sono arrivati elementi di qualità, pensiamo soprattutto alla componente psicologica. Pirlo, Tevez e Vidal erano veri leader, ai loro addii sono da sommare quelli di uomini-spogliatoio quali Storari e Pepe, due che sapevano cementare il gruppo con la parola giusta. Marotta ultimamente ha usato sempre quella sbagliata, quasi offensive le parole con le quali ha liquidato il trequartista preso in estate. Da lui. Hernanes non si sta rivelando investimento giusto, ma la colpa va divisa tra vari livelli. Max Allegri ha le sue belle colpe, nel corso delle settimane abbiamo visto scelte dettate tra troppa sicurezza (si pensi a Padoin in regia) e da troppa paura (schizofrenia tattica). Tanti assetti, ma la quadratura ancora non si vede. Ci sono i giocatori, manca la Squadra. Male, per ora, Madzkukic e Morata, oltre al già citato Hernanes. Anche la difesa, un tempo punto di forza, non convince più, soprattutto sulle palle inattive. Tanto da fare, poco tempo per farlo: la concorrenza non aspetta.

NAPOLI

PERCHÉ  SÌ  – Ora o mai più. All’ombra del Vesuvio sanno quanto può valere questa stagione, iniziata nello scetticismo generale, ma proseguita finora con dimostrazioni di forza che hanno già proiettato in vetta gli azzurri. Tuta e scarpe da ginnastica, Maurizio Sarri, navigato tecnico di campo, ha dimostrato di essere l’uomo giusto per una piazza che respira calcio 24 ore al giorno, non ha esitato a tornare sui suoi passi, cambiando modulo per garantire maggior equilibrio alla squadra. E’ questo il segreto di un grande allenatore: forgiare lo scacchiere tattico in base alle caratteristiche degli uomini migliori. Un perfetto mix di qualità e quantità, basato su uno zoccolo duro di tutto rispetto, che inizia finalmente a mostrare quell’intesa che può fare la differenza. Il ritorno di Pepe Reina, insieme alla definitiva maturazione di Kalidou Koulibaly, ha reso più sicuro l’intero pacchetto difensivo, più volte nel mirino nel corso dell’era Benitez. Jorginho a centrocampo taglia e cuce, detta i tempi di un gioco bello e spietato, che ha in Higuain il perfetto interprete offensivo.

PERCHÉ NO – La spia della riserva è accesa, impiegare praticamente sempre gli stessi uomini ha le sue controindicazioni. Se da un lato, infatti, si migliora l’intesa fra i singoli e fra i reparti, dall’altro si rischia di mancare di lucidità nella fase clou dei match, soprattutto quando il calendario è intasato e gli impegni si rincorrono. Bisognerà trovare un equilibrio giusto fra titolari e alternative, per puntare allo Scudetto, ma anche per evitare i fisiologici ‘mal di pancia’, soprattutto nel reparto avanzato, ricco di elementi di spessore che meriterebbero sicuramente una maggior considerazione e potrebbero esser spinti altrove a gennaio dai propri entourage. E’ il caso di Manolo Gabbiadini, talento indiscusso che deve accontentarsi dei ritagli che Sarri gli offre. Con l’Europeo alle porte, l’ex Sampdoria potrebbe decidere di accasarsi in un club che gli garantirebbe una vetrina più ampia, indebolendo di fatto l’attacco azzurro. A questo, vanno aggiunte le vertigini, altrettanto fisiologiche, di un gruppo non abituato a guardare dall’altro il resto d’Italia. Stare in vetta è un privilegio per pochi, ma bisogna conquistarselo giorno per giorno: prove come quelle con il Genoa non vanno più sbagliate. Il futuro del Napoli è nelle mani di Sarri.

ROMA

PERCHÉ SÌ – La squadra è forte, il bel mercato estivo si è andato a sommare ai valori (alti) preesistenti. Progetto tattico destrutturato, è una Roma che non fa più molto possesso ma mira a verticalizzare in tempi rapidi e questa intenzione è ben tradotta dalla folle velocità di Salah. Non sarà un campionissimo, a Londra è passato da turista o poco più, l’egiziano però è in un grande momento e lo sta dimostando a suon di gol. Dzeko non ha ancora iniziato a spaccare le porte ma uno come lui conosce la via del gol, può smarrirla per un po’ ma poi la ritrova. Pjanjic è un campione, il suo piede regala meraviglie e sa sbloccare le gare più complicate. Bene Digne, acquisto di valore, Super Florenzi, pure da terzino riesce a segnare quanto un attaccante. La fase di attacco non sembra un problema,

PERCHÉ NO – La fase di non possesso non funziona, troppa fragilità, automatismi non collaudati. Garcia sembra essere andato un po’ in bomba, da molti mesi a Roma si parla di un tecnico delegittimato, a livello tattico si vede poca ambizione. Sarri a Napoli sta piantando in vista di grandi raccolti, Garcia prova a capitalizzare subito il materiale a disposizione. Ne risulta una squadra affidata a situazioni un po’ casuali, all’estro dei singoli. Szczesny non è una saracinesca, i tifosi dell’Arsenal hanno esultato per l’avvicendamento con Cech, quasi una vecchia gloria. Manca qualcosa in difesa, questa squadra con un Benatia in più potrebbe ambire al ruolo di corazzata. I milioni del Bayern erano però troppo attraenti – cessione comprensibile – le soluzioni per sostituire il marocchino non hanno dato certezze. Questa Roma può vincere, ma deve curare meglio le situazioni a difesa schierata o i punti persi per strada saranno troppi.

MILAN 

PERCHÉ SÌ – Speranze ridotte al lumicino, ma il blasone e la storia del club rossonero impongono un ultimo sforzo a Sinisa Mihajlovic e ai suoi ragazzi. Ci crede la Juve, che guarda il Milan ancora dalle spalle, per cui è obbligatorio aggrapparsi ai match che precedono il Natale per tentare un colpo di coda che farebbe rima con Leggenda. Le armi, soprattutto dal centrocampo in su, ci sono. Bisogna trovare, e non è facile, è equilibrio in difesa, con Romagnoli che, nonostante la carta d’identità, merita maggiori responsabilità, a discapito del resto del pacchetto arretrato, quasi mai all’altezza dei grandi che hanno fatto la storia a Milanello.

PERCHÉ NO – Inutile sottolineare che le altre vanno davvero forte. Anche chi, come l’Inter, fatica a proporre qualità in mezzo al campo. Troppi i punti persi finora dalla squadra di Mihajlovic, perfino un ruolino di marcia da top club potrebbe non bastare. Molto più conveniente spostare il mirino sul terzo posto, obiettivo minimo per salvare una stagione fin qui deludente, nonostante le svariate decine di milioni spese in estate per regalare al tecnico serbo una rosa all’altezza delle prime in graduatoria.

Paolo Bardelli e Daniele Vitiello Calciomercatonews.com