UNA SCELTA DIFFICILE – “Una persona seria rifletterebbe e capirebbe la mia scelta – ha puntualizzato il bosniaco – La Juve mi voleva da anni. Ne ho parlato anche con Spalletti, con De Rossi. E con Totti. Il capitano mi ha detto che gli dispiaceva ma mi capiva. Avrebbe preferito che rimanessi in giallorosso ma sapeva che dovevo fare la mia strada. Amerò sempre Roma e la Roma: lì ho condiviso tutto, gioie e dolori. Ma era giusto andarsene. Solo una maglia non potrei mai mettere: quella della Lazio, perché ho giocato nella squadra buona di Roma. La Juve vale l’Inter, il Milan, il Napoli”.
LA SCELTA DI ACCETTARE LA JUVENTUS – “Ci ho pensato molto prima di dire sì? Il tempo di capire quanto mi volessero. Ero quello che a loro serviva. Era andata allo stesso modo anche con la Roma: Sabatini e Luis Enrique mi convinsero dimostrandomi quanto tenessero a me. È vero che in Europa il livello è più alto, ma a quel livello la Juve c’è. Ha storia, esperienza, giocatori. Io credo in questa squadra e questa squadra crede in quello che può raggiungere”.
LE DIFFERENZE TRA ROMA E JUVE – “Da fuori la Juve sembrava molto tosta, sapevi che era quasi impossibile che perdesse. Qui ho capito perché: costi quel che costi, si vuole vincere, e nient’altro. A Roma invece c’erano più tentazioni. Ma conosco le dinamiche romane e non essendo né scemo né pazzo ho sempre anteposto il mio lavoro a tutto. Poi non c’è niente di male a divertirsi una volta ogni tanto o a uscire a cena, no?”.
Stella Dibenedetto – www.calciomercatonews.com
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