Juventus, Pirlo sicuro | “Guardiola è un esempio. La Champions? Dipende”

L’allenatore della Juventus Pirlo ha rilasciato un’intervista in cui ha trattato vari argomenti. Dal fare l’allenatore ai modelli da seguire, passando per l’obiettivo Champions e il rapporto con i suoi ex compagni di squadra.

Andrea Pirlo (Getty Images)

Lunga intervista concessa da Andrea Pirlo, allenatore della Juventus, ai microfoni del sito ufficiale dell’UEFA. Il tecnico bianconero ha parlato alla vigilia dell’esordio in Champions League, che disputerà contro la Dinamo Kiev. Gli ucraini, tra l’altro, sono allenati da Mircea Lucescu, che fece esordire Pirlo in Serie A all’età di 16 anni. Queste le parole di Pirlo sulla Champions: “Regala emozioni sin dall’inno, ho avuto la fortuna di giocare quattro finali e vincerne due. Perdere fa male, ma vincere è assolutamente fantastico“.

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Juventus Isco
Andrea Pirlo, tecnico della Juventus (Getty Images)

Juventus, Pirlo: “Champions? Dipende…”

Nel corso della sua intervista, Pirlo si è poi soffermato sugli obiettivi della Juventus: “La Champions dipende da piccoli momenti e dettagli, è molto difficile. Il periodo più complicato sarà intorno al mese di marzo. Ci vuole anche un po’ di fortuna, magari un sorteggio favorevole“. L’allenatore bianconero ha poi inevitabilmente discusso del confronto con Pep Guardiola: “Lui è un esempio per tutti noi giovani allenatori e un modello per tutto il movimento calcistico. Il nostro obiettivo in futuro è seguire il suo stile di gioco, ovvero attaccare sempre e influenzare il gioco per gestire al meglio le situazioni“.

Guardiola Koulibaly
Pep Guardiola (Getty Images)

Pirlo ha poi parlato dei suoi modelli da seguire: “Ho lavorato con tanti maestri, come Lucescu, Ancelotti, Lippi, Conte, Allegri. Cerco di ottenere il meglio da ognuno di loro“. Chiusura sull’essere allenatore e il rapporto con gli ex compagni:Lavorare con Buffon, Bonucci e Chiellini è molto bello, perché ti aiutano. Hanno capito la differenza dei ruoli rispetto a prima e hanno iniziato subito a chiamarmi mister. Stare in panchina è più stressante che in campo. Prima facevo quello che volevo, ora posso solo dirigere i miei giocatori“.

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