Calciomercato Roma, la Juventus “indaga” sullo strano prestito di Borriello

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ROMA – Borriello alla Roma, in prestito. Ibrahimovic al Milan, in prestito. Quagliarella alla Juventus, in prestito. È la nuova moda: la cessione «a titolo temporaneo» dei calciatori. Non giovani da svezzare, quelli che prendi, provi e poi chissà. Ma nazionali o icone globali, che non devono dimostrare nulla. E allora che senso ha? Il calcio italiano è in crisi, la liquidità è ridotta ai minimi termini e operazioni di questo tipo consentono di dare una boccata d’ossigeno ai conti delle società. Quello appena archiviato è stato il mercato del «pagherò», con una coda polemica. La Roma che soffia in extremis il centravanti rossonero alla Juve, quel comunicato giallorosso che parla di prestito con «obbligo» di riscatto, i malumori che giungono da Torino. La Juventus ufficialmente non rilascia alcuna dichiarazione, maè stupita per quella parolina magica («obbligo»), tanto che Andrea Agnelli avrebbe cercato di capirne di più dallo staff legale. Una fattispecie, questa, non prevista dalle norme interne della Federcalcio, che all’articolo 103 parlano espressamente di «diritto di opzione». La questione non è semplicemente linguistica. Caso Con l’«obbligo» si ammette, in un certo senso, che si tratta di un acquisto mascherato, posticipato di un anno. A guardar bene, si potrebbe dire la stessa cosa per le operazioni della Juventus: i 4,5 milioni sborsati per il prestito di Quagliarella valgono come il compromesso di acquisto di una casa. Rinuncereste al rogito dopo aver speso così tanto? Ma la disputa è normativa. E allora: l’«obbligo» di riscatto è ammesso oppure no? La Federcalcio risponde così: «È ammesso tutto ciò che non è vietato dal nostro regolamento. Se il contratto rispetta il codice civile, non viola le norme interne ed è sottoscritto da tutte le parti, per noi va bene». Da via Allegri si fa notare che non è la prima volta che il modulo federale, con la crocetta sulla voce «prestito con diritto d’opzione», viene accompagnato da una scrittura privata che integra le condizioni dell’accordo. Dal canto suo, la Roma spiega di avere citato la parolina «obbligo» nel comunicato societario per ragioni di trasparenza nei confronti della Borsa. Mac’è di più. Seguendo i principi contabili internazionali Ias/Ifrs, il club della capitale è costretto a caricare già nel bilancio di questa stagione, tra i costi, i primi 2 milioni dell’acquisto di Borriello. Viene a cadere, quindi, uno dei vantaggi di operazioni di questo tipo. L’essenza dell’affare, però, è un’altra: la Roma non ha soldi in cassa, iniziare a pagare Borriello ora (cosa ben diversa dalla scrittura nel bilancio) sarebbe stato impossibile.

Fonte: Gazzetta dello Sport

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