Calciomercato Inter, Pedullà sull’affare Kakà: “Forse non è solo un gioco”

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MILANO – Se dobbiamo giocare, giochiamo. Ma siccome con il calciomercato non si scherza, regola imprescindibile, facciamolo con cautela. In fondo, non è un gioco. Perché quando qualcuno ha sganciato la semplice ipotesi di Kakà all’Inter, magari entro pochi mesi a strettissimo giro di posta, la reazione nerazzurra non è stata scandalizzata. Il “no comment” di Ernesto Paolillo equivarrebbe – scusi amministratore – a un “beh, forse non siete andati tanto lontani dalla realtà”. Le parole successive di Massimo Moratti hanno aperto uno squarcio, un vicolo che capiremo presto se sarà cieco oppure no. Moratti, in buona sostanza, ha sussurrato che “l’idea non è nostra, ma potrebbe essere buona”. Capito? Potrebbe essere buona… Significa che l’Inter, in qualche modo, se non ci ha pensato forse ci penserà. Presto sapremo se è una provocazione al Milan, della serie “tu hai riportato Ibra quando noi mai lo avremmo immaginato”. Oppure se, sotto sotto, l’Inter davvero sta preparando quello che, per tanti aspetti, sarebbe una sorpresa pazzesca.

Piccolo promemoria: i bookmakers, quelli che ti inviterebbero a puntare sul cielo sereno o poco nuvoloso nel giro di un’ora, si sono già esibiti. In sintesi: Kakà all’Inter entro gennaio è dato a 2,15; Kakà all’Inter entro la prossima estate a 2,50 più o meno; Kakà confermato dal Real a 3,15. Quote incredibili, se vogliamo. Due mesi fa un Kakà all’Inter, alle semplice ipotesi, forse sarebbe stato pagato trenta o quaranta volte la posta.

Ci sono le valutazioni tecniche e quelle umorali. Gli aspetti tattici e quelli psicologici. Se la mettiamo sul piano del pallone che rotola, non si discute che Kakà sia ancora potenzialmente un asso. Dico potenzialmente perché parto dal presupposto che il meglio lo abbia già dato, che la pubalgia gli ha creato e forse gli creerà problemi enormi, che – insomma – non siamo davvero sicurissimi di rivedere il 70 per cento, dico il 70, del Riccardino che ha fatto infiammare, per lunghissimi anni, quelli che hanno il Milan nel cuore.

Le valutazioni psicologiche sono più complicate. Kakà non è Ibrahimovic. Kakà non ha cambiato una squadra ogni due anni. Kakà non ha giocato con Inter, Juve e Barcellona per poi passare al Milan. Kakà forse – e sottolineo forse – si creerebbe duemila problemi prima di sciogliere eventualmente le riserve su un eventuale ritorno all’ombra della Madonnina, sponda nerazzurra. Se penso a quelli che lo definirono un traditore per essere andato al Real dopo essersi affacciato da un balcone ed aver giurato fedeltà al Milan, magari potrei convincermi del contrario. Ma io la vedo diversamente: Kakà non è stato un traditore, quella cessione era stata scritta da un pezzo. Più o meno come quella di Quagliarella, recentemente a Napoli.

Per ora è un gioco, un’idea, un azzardo, una timida carezza della sera. Se si concretizzasse, se prendesse quota, sarebbe l’evento del secolo. Comunque, una sorpresa enorme. E non credo di esagerare.

Fonte: Pedullà per datasport.it

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