Calciopoli 2, Juventus-Inter: Nucini-Facchetti e le parole che inguaiano i nerazzurri

CALCIOPOLI JUVENTUS INTER NUCINI FACCHETTI – Quel che serviva alla Figc per togliere lo scudetto 2006 all’Inter arriva ancora una volta da Napoli. Il 1° dicembre, anticipando le tardive e lente mosse della Procura federale, i marescialli Avolio e Maione, a Milano, in nome e per conto dei pm Narducci e Capuano fanno (ri)parlare Nucini. E’ un interrogatorio che segna una svolta per l’indagine sportiva, basta acquisire quelle 8 pagine per scoprire quello che l’Inter – a detta di Nucini, se non sarà smentito ha fatto sfidando il codice di giustizia quanto meno nella parte in cui si parla di obbligo di denunzia di eventuali comportamenti illeciti e di correttezza. Perché Nucini rivendica nelle otto pagine di supplemento di essere stato (senza grandi risultati e durante l’attività) il ruolo di informatore nerazzurro dall’interno del sistema arbitrale: «Dopo aver saputo che il figlio di Facchetti ha reso dichiarazioni (il 26 aprile 2010, ndr) sul rapporto tra Giacinto e me ho deciso di raccontare fino in fondo (in udienza, sotto giuramento, non l’aveva fatto… ndr) la realtà dei fatti. Purtroppo non mi sono state fatte domande… Ho incontrato Facchetti innumerevoli volte a Bergamo, con un rapporto stretto e confidenziale dall’estate 2002… Io non ho fatto realmente parte di detta organizzazione».

CONTRO IL SISTEMA Non lo scrivono ma è la Cupola, appartenervi costa l’accusa di associazione, successivamente però lui stesso parla di «iniziazione ». «Ho solo fatto in modo che apparisse che io fossi entrato per scoprire i meccanismi che il gruppo aveva messo in atto: questo era il proposito che io e Giacinto Facchetti ci eravamo prefissati per far venire fuori tutta la verità. In pratica, ci scambiavamo continuamente informazioni sia telefonicamente sia da vicino. Ci incontravamo a Bergamo, al Bar Tasso o al bar Balzer o presso l’ufficio di Facchetti, altre volte nell’ufficio del fratello a Milano, ho preso anche una multa per divieto di sosta lì, sono stato anche a casa sua, a Cassano d’Adda. Avevo tutti i suoi numeri e qualche volta ci siamo incontrati presso il parcheggio della Malpensata e dello stadio di Bergamo. Incontri avvenuti nella Jaguar blu di Facchetti in maniera riservatissima. In pratica Facchetti mi propose, e io fui d’accordo, di diventare una sorta di “cavallo di Troia”, acquistare fiducia da parte del sistema Moggi/De Santis per acquisire informazioni su come venivano condizionati i risultati. Così sono diventato amico di De Santis ».

I COLLOQUI DI LAVORO Ma non fornisce particolari su De Santis e Moggi (niente sim svizzera, niente contatti con l’Intercettattissimo, parla solo con Fabiani). Nucini dice di aver cominciato a temere di perdere il posto di arbitro, unica sua attività. «Facchetti mi rassicurò e mi fece fare un giro di colloqui di lavoro presso alcune banche (anche con Paolillo, ndr), perché non avessi paura di una mia fuoriuscita dal mondo arbitrale». Che rilevanza per la giustizia sportiva ha questo movimentismo dal 2002 al 2006 dell’Inter nei confronti di un arbitro in attività?

Fonte: Tuttosport