Calciomercato Napoli, Bronzetti: “Diarra non andrà al Napoli”

CALCIOMERCATO NAPOLI BRONZETTI – Ernesto Bronzetti, noto agente FIFA, ha rilasciato un interessante intervista alla trasmissione campana Telecapri Sport. L’intermediario di molte trattativa dell’asse Spagna-Italia si è soffermato anche sul Napoli: “Il Napoli ha una strategia che al momento non gli permette di poter prendere in considerazione tre o quattro giocatori da ingaggi che superano i 4mln di euro a stagione. Fino a quando la società non cambierà questa strategia sarà difficile ipotizzare una crescita. L’unica possibilità per il Napoli di prendere giocatori di grande livello è di pescare il jolly come è successo quest’anno con Cavani o in passato con Lavezzi”. Perché le squadre italiane all’estero vengono spesso ridimensionate? “In Italia il problema principalmente è della mancanza di una cultura sportiva e nel calcio questo si traduce in assenza di programmazione a differenza di ciò che accade all’estero. Prendete per esempio la Spagna dove il Barcellona è il club che investe di più e in maniera massiccia sul settore giovanile. Ben sette giocatori della prima squadra arrivano dalla ‘cantera’, si lavora molto in questo senso. In Italia, invece, non c’è una programmazione sui giovani. All’estero, e in Spagna, paese che conosco bene, si lavora molto sulla tecnica. Conosco bene Guardiola e so che lui vuole in squadra giocatori di bassa statura perché questo vuol dire ricerca del gioco a terra, negli spazi stretti, le triangolazioni, ecc. In Italia se non sei alto un metro e ottanta non vieni preso neanche in considerazione”. Poi ha parlato del Fair Play: “Il Fair Play non creerà certamente problemi a Barcellona, Real Madrid, Inter, Milan, ecc ma a le piccole squadre. Nessuno dei grandi rinuncerà agli alti ingaggi per i giocatori importanti. Sarà una buona cosa per limitare le follie di calciomercato relative al prezzo dei cartellini. Sarà impensabile e improponibile chiudere affari come quello di Kakà per 70mln di euro perché i club dovranno spendere in base agli introiti ma le grandi società resteranno grandi mentre le piccole rischieranno seriamente di scomparire. Se infatti per i club più titolati resterà intatta la possibilità di accedere a certi giocatori, per quelli più piccoli che non hanno praticamente nessun introito diverso dagli investimenti dei proprietari sarà impossibile sopravvivere”.

Stefano Luongo – www.calciomercatonews.com