Ex Napoli costretto a ritirarsi a 30 anni: il padre ha dovuto donargli un rene

Sono passati anni, ma la drammatica storia dell’attaccante argentino continua a scaldare i cuori di tutti gli sportivi

La vita è strana. La vita dà, la vita toglie, e qualche volta sorprende. Anzi, lascia di stucco. La storia dell’attaccante argentino classe 1980, passato in Italia come una meteora, ma di quelle che lasciano un segno indelebile, riaffiora nella memoria dei tifosi napoletani e non solo. L’incredibile avventura merita di essere raccontata.

La drammatica storia dell'ex bomber azzurro
Luciano Galletti (LaPresse) – Calciomercatonews.com

Nato a La Plata il 9 aprile del 1980, Luciano Galletti, professione attaccante, si trasferisce da giovanissimo al Parma, che ne intuisce le potenzialità. Era l’epoca, parliamo del 1999, in cui il calcio argentino era alla disperata ed affannosa ricerca di qualcuno a cui affibbiare il titolo di ‘nuovo Maradona‘: da Aimar ad Ortega, sono stati innumerevol i talenti che hanno dovuto convivere, all’inizio delle loro carriere, con una possibile pesante eredità sulle spalle. Anche Galletti, scuola Estudiantes, ha fatto i conti col possibile paragone. Rivelatosi quasi subito poco pertinente. Dopo una stagione di apprendistato in Emilia, dove non colleziona nemmeno un gettone in Serie A anche per clamorosi problemi burocratici che ne impedirono di fatto il tesseramento vero e proprio , si trasferisce nel gennaio del 2000 al Napoli, che allora disputava il campionato di Serie B. All’ombra del Vesuvio arriva la prima importantissima firma della sua carriera.

Galletti, una carriera stroncata dalla salute

Arruolato agli ordini di Walter Novellino, fautore di un rigido 4.4-2 e coi posti in attacco già occupati da bomber del calibro di Schwoch, Bellucci e Stellone, l’argentino non trova spazio. Fino ad ua decisiva sfida col Cosenza, a fine aprile, quando Galletti realizza il gol che praticamente consegna la promozione in A agli azzurri. L’avventura a Napoli si conclude con 13 presenze e due gol, poi il calciatore torna a casa, all’Estudiantes. Negli anni scuccessivi, pur impiegato spesso a singhozzo, l’attaccante si rivela decisivo con altre due marcature celebri: con la maglia del Saragozza realizza il gol decisivo nella finale di Copa del Rey del 2003 ai supplementari contro il Real Madrid, poi arriva un altro sigillo nel trionfo contro il Valencia nel match che vale la Supercoppa di Spagna, nel 2004.

La drammatica storia dell'ex bomber azzurro
Tifosi Napoli (LaPresse) – Calciomercatonews.com

Dopo le esperienze, seguite al trionfo in Confederations Cup con la maglia dell’Argentina nel 2005, con l’Atletico Madrid e l’Olympiakos – coi greci vince due campionati laureandosi anche capocannoniere – ecco la batosta. Ecco il dramma. Una ricaduta di un’infezione ai reni causata da un virus contratto in Messico durante una trasferta con l’Argentina, lo mette di fronte ad un bivio. In ballo non c’è solo la carriera, ma la stessa vita del calciatore. Il padre Horacio si mette a disposizione per un trapianto di un rene, andato a buon fine dopo un intervento chirurgico durato 4 ore. Arriva inevitabile il ritiro dall’attività agonistica, a soli 30 anni. Ma Galletti non molla. Dopo tre anni di stop torna a calcare i campi con le maglia dell’Ofi Creta, con cui gioca solo 4 gare prima di appendere definitivamente gli scarpini al chiodo. Forse Galletti potrà rimpiangere di aver dovuto rinunciare a parecchi anni di carriera, ma il destino gli ha regalato qualcosa di più grande. E di più duraturo. La possibilità di vivere ancora. Anche senza segnare.